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Cosa vuole fare Letta se Calenda sfascia tutto? Anche andare elle elezioni da solo

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Meglio soli che male accompagnati o è necessario tenere insieme compagni di viaggio litigiosi? Il dilemma che rode Enrico Letta si è ulteriormente complicato dopo le schermaglie a mezzo social che Calenda ha lanciato ieri di fatto mettendo un muro alla partecipazione di Verdi e Sinistra Italiana alla coalizione elettorale. Cosa vuole, e può, fare il segretario del Partito Democratico?

Cosa vuole fare Letta se Calenda sfascia tutto

Off records lo show del leader di Azione non è piaciuto a nessuno, come scrive La Stampa che spiega che in tanti vorrebbero che il destino di Calenda e quello del Partito Democratico vadano in due direzioni diverse, dandogli una definizione che non ha bisogno di commenti:

«È un Renzi 2.0», dice un dirigente della sinistra. «È un sottoprodotto di comunicazione politica. Noi dobbiamo confermare l’alleanza con Si e Verdi, poi Calenda faccia ciò che vuole». È questa la tentazione di molti, appunto: lasciare che il leader centrista segua la strada del terzo polo.

Repubblica si lancia anche oltre e racconta che il segretario Dem potrebbe addirittura scegliere di presentarsi alle urne delle prossime elezioni politiche in solitaria contro lo squadrone, almeno in apparenza unito, del centrodestra. Solo la sua lista, che spiega Cappellini sarebbe comunque allargata a Democratici e Progressisti con un’idea bene precisa. Se la tensione non si allenta e la rissa non si placa potrebbe pagare di più, o almeno minimizzare il danno, andare da soli:

se la situazione non migliora è meglio puntare al 30 per cento con i voti di un Pd trainato da una corsa in solitaria e dal voto utile piuttosto che fermarsi a un risultato complessivo più o meno analogo con una coalizione scombinata e impresentabile.

Sarebbe Franceschini, che proprio ieri ha provato a interrompere il flusso di coscienza di Calenda su Twitter, a propendere per l’ipotesi di non cedere ai capricci di nessuno, pena l’abbandono del patto. Cosa ci guadagnerebbe il Partito Democratico? Sebbene all’opposizione potrebbe essere comunque il primo partito in parlamento e avere un peso rilevante nella prossima legislatura.  Oggi verranno con ogni probabilità sciolti i nodi: e come gli ultimi sondaggi raccontano il Pd potrebbe essere primo partito sopra Fdi di Giorgia Meloni con  gli alleati -potenziali- tutti in crescita.

Nel versante ‘sinistro’ della coalizione il messaggio sembra trovare orecchie attente. ”I Verdi hanno già detto si. Domani l’assemblea nazionale di Sinistra italiana dovrà dare decidere. Ma ”c’è ottimismo sulla possibilità di un accordo”, dicono dal Nazareno. Dopo la decisone di Si dovrebbe esserci un nuovo incontro, annunciato per la serata di oggi ma che sarà domani dopo le determinazioni del partito guidato da Nicola Fratoianni. Ancora non è sciolto invece il nodo con Azione di Carlo Calenda. Oggi il faccia a faccia di due ore nella sede dell’Arel alla presenza anche de segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova.

Bocche cucite dai centristi ma, da quello che viene riferito, Calenda avrebbe chiesto rassicurazioni sui punti programmatici concordati con Letta. ”Non puoi stringere un patto con la sinistra uguale e contrario”, sarebbe stato il ragionamento del leader di Azione. Niente del genere, ribattono i dem. Il patto con Calenda è già un impianto di inclusione largo nei contenuti. Sulla politica estera la linea del Pd è molto chiara e non cambia, anzi ”noi siamo stati i più fermi e coerenti sulla crisi Ucraina e anche sulla partita del gas su cui invece Calenda semmai ha avuto qualche esitazione”. Ma nel documento sottoscritto con Azione e Più Europa sono contenuti anche quei temi di attenzione alla crisi sociale condivisi anche dai rossoverdi, dal salario minimo al taglio del cuneo fiscale per dare più soldi in busta paga ai lavoratori.

Intanto tra i dem la giornata di ‘passione’ con lo scontro in diretta social tra i potenziali alleati fa dire a più di uno di mollare tutti e andare soli, rilanciando la vocazione maggioritaria. Tentazioni che però non sono condivise da Letta. ”Siamo la lista più forte ma non abbiamo questa tentazione”, il ragionamento del federatore. Almeno fino a quando sarà possibile. Il tempo sta per scadere. ”L’intenzione è chiudere entro domani tutto il quadro. Il tempo sta scadendo”, puntualizza il Nazareno