Economia

Cosa succede se la Grecia non paga

Tonia Mastrobuoni sulla Stampa di oggi spiega cosa succede se la Grecia non paga il Fondo Monetario Internazionale il 5 giugno e dichiara quindi il default sul suo debito sovrano. La
Grecia fallirebbe e, senza interventi esterni, uscirebbe dall’euro per tornare alla dracma.

A quel punto bisognerebbe fare i conti con due scenari: il futuro della Grecia e quello dell’euro. Sul primo, esistono una serie di ipotesi di scuola elaborate da qualsiasi banca d’affari o think tank degni di questo nome, anche in base a esempi precedenti di default “classici” come l’Agentina o l’Islanda. Ma sono scenari parziali: non esiste un precedente di un’uscita da una moneta comunitaria per tornare a una nazionale. Nel caso di bancarotta, la Grecia attraverserebbe un periodo paragonabile a una guerra: fallirebbe sul proprio debito, subirebbe una corsa agli sportelli e sarebbe costretta a bloccare i capitali e a salvare le banche, non avrebbe neanche più accesso al mercato per i bond a breve (dagli altri è già fuori dal 2010, quando è partito il primo piano di aiuti) perché subirebbe una fiammata di tassi di interesse e un aumento dell’inflazione a causa di una valuta che verrebbe immediatamente massacrata dai mercati (il petrolio, tanto per dirne una, si paga in dollari).Oltretutto, la grande incognita sarebbe: i debiti contratti dalle famiglie, dalle banche e dalle imprese greche in euro – come un mutuo o a un acquisto a rate – in che valuta verrebbero ripagati?

grecia dracma
Poi c’è l’ipotesi di una moneta alternativa e parallela:

Infine, c’è l’ipotesi che la Grecia fallisca ma non esca dall’euro, che riesca a concordare con i creditori una soluzione per introdurre temporaneamente una valuta parallela o un sistema di mini-assegni. Ma è problematica anzitutto dal punto di vista politico: al momento il sistema finanziario è tenuto in piedi dagli Ela, i fondi emergenziali della Bce. Se Atene fallisse, le banche diventerebbero insolventi e la Bce sarebbe costretta a tagliare l’Ela, condannandole al fallimento. E nel caso di un sistema valutario interno, si porrebbe lo stesso problema della dracma:sarebbero carta straccia e rischierebbero comunque di far fallire a catena famiglie e imprese.
Atene sarebbe dunque costretta, per scongiurare un ritorno tout court alla dracma, a chiedere un piano di aiuti ai creditori, in cambio di impegni prevedibilmente pesanti. Se le trattative sono ferme e i rapporti tra Atene e i creditori incancreniti da mesi, non si capisce come potrebbero miracolosamente risolversi e produrre, dal giorno alla notte, un piano miliardario di aiuti.

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