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Con un positivo classe in quarantena: cosa succede a scuola in caso di contagio

Il documento con le “Indicazioni per la gestione di casi e focolai di Sars-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia” prevede che «un singolo caso in una scuola non dovrebbe determinarne la chiusura soprattutto se la trasmissione nella comunità non è elevata»

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“Le scuole non vanno solo riaperte, dobbiamo fare in modo che poi non richiudano”: ieri la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha affidato a un post su Facebook poche e chiare parole, assicurando che il 14 settembre “riprenderanno ufficialmente le lezioni”. E ha chiesto a tutti “responsabilità e consapevolezza”, sulla scia di quanto chiesto ai giovani dal ministro della Salute Roberto Speranza dopo l’ordinanza sulla chiusura delle discoteche: “Ci aiutino a tenere sotto controllo il contagio”. E se i dati non saranno incoraggianti, uno dei timori è che l’anno scolastico potrebbe slittare, almeno in presenza, a dopo le elezioni. Ma si tratterebbe solo di un’estrema ratio. Certo è che in Francia e Germania le scuole hanno aperto ma poi richiuso.

Cosa succede a scuola in caso di contagio

Dopo più di sei mesi di assenza forzata, gli studenti torneranno a scuola il 14 settembre, salvo poi essere costretti quasi subito a fermarsi di nuovo. Il 20 e il 21 settembre infatti le aule di molti istituti si trasformeranno in seggi per le elezioni amministrative e per il referendum sul taglio dei parlamentari. Dopo il voto i locali dovranno poi essere sanificati. E mentre una nutrita schiera di Genitori Preoccupati(Tm) pubblica status su Facebook dicendo che ««Il 14 settembre io non autorizzo ad isolare i miei figli con la febbre» (e che ovviamente non valgono nulla), i presidi, in attesa del pronunciamento del Comitato tecnico scientifico che si riunisce il 19 agosto, si portano avanti e redigono un vademecum per l’inizio dell’anno scolastico che contiene anche le linee guida del Protocollo di sicurezza del ministero dell’Istruzione. Al suo interno c’è anche la previsione di un locale interno ad ogni scuola per l’accoglienza degli eventuali casi sintomatici di Coronavirus. La Repubblica spiega in un’infografica cosa succederà a scuola in caso di contagio: il documento con le “Indicazioni per la gestione di casi e focolai di Sars-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia” prevede che «un singolo caso in una scuola non dovrebbe determinarne la chiusura soprattutto se la trasmissione nella comunità non è elevata».

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Cosa succede a scuola in caso di contagio (La Repubblica, 18 agosto 2020)

Ma se un alunno verrà trovato positivo scatterà in ogni caso la quarantena per chi ha avuto contatti stretti con lui nelle 48 ore precedenti e prima dell’inizio dei sintomi:

Ebbene se un giovane sta male a lezione si avverte il referente scolastico, che telefona subito ai genitori. Intanto l’alunno viene portato nella stanza di isolamento che va  allestita in ogni scuola. Se ha più di  6 anni deve indossare la mascherina chirurgica e con lui deve restare un adulto, sempre con mascherina e a distanza. Si disinfetta la stanza appena i genitori portano fuori il figlio. A loro spetta chiamare il medico di famiglia, o il pediatra, che a sua volta avverte la Asl, chiedendo il tampone. Ovviamente se la sintomatologia dello studente inizia a casa, i passaggi appena descritti si saltano.

Se il test è positivo «si notifica il caso e si avvia la ricerca dei contatti e le azioni per la sanificazione straordinaria della struttura scolastica», è scritto nel documento. A quel punto il referente deve dare al dipartimento di prevenzione «l’elenco dei compagni di classe nonché degli insegnanti del caso confermato che sono stati a contatto nelle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi». I contatti stretti individuati «saranno posti in quarantena per 14 giorni dalla data dell’ultimo contatto con il caso confermato». La Asl deciderà se fare uno screening al personale scolastico. Se la classe, o una parte di questa, dovrà restare a casa scatterà la didattica a distanza, che sarà attivata anche se la quarantena riguarda uno o più docenti.

La responsabilità penale dei dirigenti scolastici

Antonello Giannelli, presidente dell’Anp (Associazione nazionale presidi) ha detto ieri che la responsabilità penale dei dirigenti scolastici va rivista: “Non parliamo di scudo penale – aggiunge – perché quello fa riferimento a soggetti che hanno commesso reati, e i presidi non sono delinquenti o malfattori”. E quando si rischia la chiusura della scuola? Lo spiega sempre il protocollo:

«Se un alunno o un operatore risultano positivi, il dipartimento di prevenzione valuterà di prescrivere la quarantena a tutti gli studenti della stessa classe e agli eventuali operatori scolastici esposti che si configurino come contatti stretti». Poi c’è il passaggio sulla chiusura della scuola o di una parte di questa che «dovrà essere valutata dal dipartimento in base al numero di casi confermati e di eventuali cluster e del livello di circolazione del virus nella comunità». Comunque sia, appunto, un caso singolo non dovrebbe farla scattare. La Asl, per definire la circolazione del virus potrà «prevedere l’invio di unità mobili per l’esecuzione di test diagnostici presso la struttura scolastica».

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Le linee guida per il ritorno a scuola a settembre (La Repubblica, 27 giugno 2020)

Nel vademecum si parla anche della mensa e della necessità di distribuire il servizio su più turni e di ricorrere eventualmente alla fornitura di pasti preconfezionati, della didattica a distanza se quella in presenza non potesse essere garantita, della regolamentazione degli intervalli di ricreazione, l’approvvigionamento di disinfettanti liquidi e l’uso delle mascherine.
Un SOS sui banchi monoposto è stato lanciato dai presidi che chiedono certezza sui tempi di consegna ma il Commissario straordinario per l’emergenza Covid 19, Domenico Arcuri rassicura: “saranno consegnati a partire dai primi giorni di settembre e fino al mese di ottobre nei diversi istituti scolastici italiani che ne hanno fatto richiesta”. Sul tema spazi poi la Cisl avanza una proposta: “Perché non si parte con le tensostrutture dove possibile in attesa di spazi più organici, come ci è stato proposto dalla Protezione civile? Il 7 settembre, ricordo, si apriranno le porte delle scuole dell’infanzia in Lombardia, non c’è più tempo”.

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