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Cosa fanno finta di non capire quelli che criticano Teresa Bellanova per la licenza media

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Teresa Bellanova non è vittima degli attacchi di esperti di moda come Daniele Capezzone che hanno deciso di metterla alla gogna per come era vestita il giorno del giuramento o per il suo aspetto fisico. Un altro “fronte” è quello del curriculum della ministra. In breve: non è laureata e ha solo la licenza media. Inutile stare qui a rispiegare il motivo, che è il fatto che a sedici anni ha iniziato a lavorare come bracciante agricola (mentre la maggior parte di noi andava alle superiori). Chiunque, in Italia, ha il diritto di candidarsi e farsi eleggere. Questo è un principio sacrosanto. E non serve nemmeno citare la figura di Giuseppe Di Vittorio, partigiano, sindacalista, padre costituente e deputato.

Il doppio standard Di Maio/Bellanova, ovvero “e allora il PD”??

Non serve perché il problema a quanto pare è un altro. Non ci si può sorprendere o scandalizzare per questi attacchi sul curriculum della Bellanova (che per altro è stata sottosegretaria al Ministero del Lavoro e viceministro dello Sviluppo Economico). Né tanto meno la si può difendere, soprattutto da sinistra, perché per anni politici come Luigi Di Maio o Paola Taverna sarebbero stati oggetto di attacchi perché non erano laureati. Inutile ricordare che in questo teatrino che sono state le ultime due legislature ministri come Andrea Orlando, Valeria Fedeli e Beatrice Lorenzin sono state vittime di attacchi altrettanto feroci proprio perché “non competenti”.

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Per la verità però della laurea di Paola Taverna non è interessato mai molto a nessuno. Semmai veniva derisa per certe uscite populiste incredibili. Dobbiamo citarne alcune? Il famoso video per il ritorno alla lira dove compariva come una fatina e cambiava una moneta da due euro con una da mille lire. Le sbroccate dove urlava “nun so politica” – per altro la Taverna si è paragonata ad Einstein ribadendo di essere del Quarticciolo per distinguersi dalla casta salvo poi farsi rimborsare la qualunque – oppure quelle in cui gridava “merde, dovete morire” ai deputati del PD (gli ex grillini invece “fanno schifo“).

Ma davvero Di Maio e Taverna vengono presi in giro “perché non hanno la laurea”?

Quanto a Di Maio, è vero che è stata fatta molta ironia sulle sue esperienze lavorative di gioventù. Ma per il semplice fatto che questa era l’unica cosa che si poteva dire di Di Maio. Perché quando – decisamente a sorpresa – il futuro Capo Politico del M5S diventò vicepresidente della Camera di lui si sapeva quel poco che era scritto sulla bio del M5S (ma avremmo scoperto in seguito le sue doti di liberista e convinto amante della flessibilità). Il tutto per una ragione, la stessa che portò tutti a ridere dei video di presentazione dei “portavoce” come quello che parlava di microchip del controllo mentale. Quella ragione è che gli uomini e le donne nuovi del M5S non avevano un passato politico. Alcuni non avevano praticamente un passato, erano dei miracolati che avevano vinto la lotteria del blog. Pare che alle Parlamentarie del 2012 Di Maio sia stato messo in lista grazie ad appena 289 voti. La questione della laurea che non arriva poi è dovuta anche ad uscite come quella di Di Maio che durante l’ascesa al tetto di Montecitorio dei grillini (perché non ve lo ricordate ma è successo anche quello) disse al questore della Camera Dambruoso: «Conosco il diritto costituzionale, sono al terzo anno fuoricorso di Giurisprudenza».

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Ed in fondo non c’era certo bisogno di ricorrere alla laurea per infierire. Bastavano le uscite su Pinochet dittatore del Venezuela. Oppure, giusto per cambiare portavoce: quelle di Carlo Sibilia (che invece è laureato) che sostiene che nessun uomo sia mai sbarcato sulla Luna (ed è diventato sottosegretario all’Interno). La grande mossa del MoVimento 5 Stelle fu quella di mandare in Parlamento persone politicamente vergini, alle quali non si poteva muovere nessuna critica perché costitutivamente diversi da quelli di prima. E per di più era gente che grazie alla formidabile invenzione che è l’Internet e agli insegnamenti del Blog veniva presentata come estremamente preparata.

Ma ve li ricordate i grillini quando sono arrivati in Parlamento?

Si parlava tantissimo di intelligenza collettiva. Addirittura Grillo si vantava che la pattuglia pentastellata era quella con più laureati, alimentando l’impressione che il titolo di studio (il cui valore legale al tempo stesso Grillo voleva abolire, ma è solo uno dei tanti controsensi) fosse la definizione stessa di competenza. Erano invece – e ci sono delle eccezioni per carità – uno spaccato della società italiana, come è giusto che sia visto che sono i nostri rappresentanti (e visto che la maggior parte della popolazione non è laureata). Ma con un problema: non sapevano muoversi nelle istituzioni. Nella migliore delle ipotesi sembravano degli elefanti in una cristalleria, nella peggiore dei pericolosi reazionari che non si rendevano nemmeno conto degli attacchi che hanno sferrato alla democrazia parlamentare occupando banchi e commissioni e uffici di Presidenza. Uno su tutti l’atroce retorica del premier non eletto dal Popolo: in Italia non esiste il “premier” e non esiste nemmeno l’elezione diretta del Presidente del Consiglio.

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Il MoVimento 5 Stelle è entrato in Parlamento ormai sei anni fa cavalcando l’onda della repulsione della ggente per i professoroni, i tecnici, quelli che ci dicono come funziona il Mondo (o la moneta, o il debito pubblico o i regolamenti europei). Una retorica populista che funziona benissimo per ottenere consensi. Magari perché in passato il fondatore ha ben seminato sfruttando l’ignoranza delle persone e abusando della credulità popolare. Che se ci pensate è il gioco terribile di “chi sa” nei confronti di chi non ha i mezzi per informarsi. Quindi sì: c’è una bella differenza tra quello che è stato detto e scritto su Di Maio e gli attacchi alla Bellanova. Non perché la Bellanova è del PD e quindi buona e santa per definizione. Ma perché il primo fa parte di un partito che ha fatto leva sulla retorica dell’uno vale uno per farci credere che chiunque potesse fare qualsiasi cosa a prescindere dalle sue competenze (il fruttivendolo che vi consiglia di non fare vaccini perché l’ha letto da qualche parte) e che quindi l’opinione di un Di Battista quando diceva che uscire dall’euro sarebbe stata una passeggiata valeva tanto quanto quella del Presidente della BCE. Di nuovo: non per la laurea, quanto per le competenze acquisite nel corso di una carriera. Quelle competenze che ti portano, ad esempio, a non licenziare l’uomo chiave che si occupa delle crisi aziendali al MISE, creando un macello di proporzioni epiche. Ora so cosa direte voi, direte che queste cose le dico io che non sono del PD, mentre dal PD hanno sempre attaccato il bibbitaro. Beh, queste cose che dico io le ha dette poco più di un anno fa anche il deputato PD Ivan Scalfarotto, che in una lettera al Foglio spiegava che «Il problema non è dunque che la senatrice Lezzi sia perito aziendale e corrispondente in lingue estere. Il problema è che la senatrice Lezzi dica, senza porsi il minimo dubbio, che la produzione industriale aumenta perché fa caldo». E aggiungiamo noi, il problema è che la Lezzi mente ai cittadini quando cerca di spiegare il sì al TAP facendo finta di scoprire che “era già autorizzato“. Il problema, scriveva Scalfarotto è «la scientifica delegittimazione delle istituzioni repubblicane, del loro svilimento» in nome della retorica del cittadino “umile” portavoce. Ma c’è ben poca umiltà.

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