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Come quel coraggiosone di Capezzone ha scatenato il bodyshaming su Teresa Bellanova

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Daniele Capezzone non ha molti argomenti per attaccare la neoministra delle politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova. Non può farlo sul titolo di studio, visto che neppure lui è laureato e il fatto che abbia conseguito la maturità classica (in un collegio privato, il  Collegio San Giuseppe Istituto De Merode in Piazza di Spagna) dimostra semplicemente che a differenza della ministra non ha dovuto lavorare fin da giovanissimo per guadagnarsi il pane. Ma evidentemente ieri Daniele Capezzone voleva unirsi a modo suo agli attacchi alla Bellanova.

Gli squadristi che mettono alla gogna Teresa Bellanova (grazie all’assist di Capezzone)

La senatrice del PD in queste ore “paga” la colpa di non essere laureata (come tantissimo politici e ministri presenti, passati e futuri) in un paese dove i laureati sono una minima percentuale. La Bellanova inoltre, essendosi spaccata la schiena facendo la bracciante agricola a 16 anni e avendo fatto la sindacalista e combattuto il caporalato (e la viceministra al MISE e la sottosegretaria al Lavoro) ha tutte le carte in regola per ricoprire l’incarico al Ministero. Ma Capezzone ha trovato un modo più originale per farsi notare. Un tweet di due parole «Carnevale? Halloween?» a corredo dello scatto dell’ingresso della Bellanova al Quirinale per il giuramento davanti al Capo dello Stato.

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Il significato del tweet è stato ben compreso da alcuni fan dell’ex esponente dei Radicali, Forza Italia, Popolo delle Libertà, Conservatori e Riformisti e Direzione Italia. Il meccanismo è quello già collaudato da politici come Matteo Salvini: si lancia il sasso senza esporsi troppo e si lascia fare il lavoro sporco ai follower. Come quella qui sotto che scrive «agricoltura, giusto va bene a coltivare le patate, che se le magna tutte, sta grassona, è anche brutta e vecchia».

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Oppure come tal Erika, dal profilo con la bandierina (ad indicare il suo essere orgogliosamente leghista e sovranista) che si limita ad un «carciofare ne abbiamo?». Come prevedibile il tweet di Capezzone ha dato il La ad una valanga di commenti sessisti e di insulti beceri. Insulti nei confronti di una donna, per il suo aspetto fisico, per come si veste e per il suo percorso. Come quello che scrive «scuola Fedeli, moda Trenta» dove Fedeli e Trenta sono altre due ex ministre, donne.

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Ed è curioso perché nessuno ha mai fatto battute del genere su un uomo, eppure di non laureati con un curriculum non proprio da premio Nobel e con uno guardaroba fatto di felpe ce ne sono. Nessuno li insulta.

Capezzone non si scusa e rilancia: era solo una battuta!

E non lo fanno, come sempre, perché odiano le donne, qualsiasi ruolo, qualsiasi abito e qualsiasi curriculum abbiano. Quante vignette becere sono state disegnate sui sandali che Laura Boldrini ha indossato una volta? Come spiega la deputata di LEU, che di attacchi ad personam ne ha subiti tantissimi nel corso della scorsa legislatura «quelli che non hanno argomenti fanno così. Ti attaccano sul vestito, le scarpe, i capelli, il peso. Si accaniscono sul corpo pensando di farti soffrire ma forse non hanno idea di che persona sei e quale sia la tua tempra».

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E quel coraggiosone di Capezzone che fa? Se ne esce oggi con un tweet dove rivendica la “battuta su un vestito”, proprio come quelli che su Internet condividono le peggio porcate e poi dicono non capite il black humour quando vengono criticati. L’ex deputato si lamenta di aver ricevuto minacce, insulti e di essere vittima di un’ampia mobilitazione di troll. Dice che gli sono state attribuite considerazioni che non ha mai fatto su donne e corpi. Ma se tutti fraintendono quello che scrivi il problema è tuo, non degli altri. Perché i commenti di chi sta dalla parte di Capezzone e mette alla gogna la Bellanova dimostrano che tutti hanno pensato che volesse dire esattamente quello.

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Ma lui resiste, scrive che «in tanti non ci faremo intimidire da questo squadrismo». Chissà se tra quei tanti ci sono quegli squadristi che ieri proprio sotto al tweet di Capezzone scrivevano “pantegana”, “grassona”, “buzzicona”, “plafoniera”, “mi sembra che sia la sorella di Gru, quello di Cattivissimo Me” e via discorrendo. Bene, speriamo che invece persone come queste che si nutrono di odio e di disprezzo per gli altri si facciano intimidire, o che almeno provino un po’ di vergogna.