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Roberta Lombardi e i «parlamentari di Roma che mettono l’affitto nel rendiconto»

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Oggi Repubblica pubblica un’intervista alla deputata del MoVimento 5 Stelle Roberta Lombardi sulla sua proposta di legge, arrivata in questi giorni in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, sul taglio delle indennità dei parlamentari. Proposta nella quale i Cinque Stelle chiedono che venga applicato a tutti i parlamentari lo stesso tipo di trattamento economico che i senatori e i deputati pentastellati si sono auto-imposti di seguire in questa legislatura.

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Gli ultimi dati pubblicati sui rendiconti della Lombardi risalgono ad aprile

Gli affitti dei parlamentari romani non devono essere rimborsati

Si tratta per la precisione di un taglio delle indennità dei parlamentari che secondo il disegno di legge presentato dalla Lombardi e da altri portavoce pentastellati verrebbe abbassata da 10.435 euro lordi (cinque mila euro netti) a cinquemila euro lordi mensili (all’incirca 3.200 euro netti). Un altro punto della proposta di legge è l’obbligo di rendicontazione “al centesimo” delle spese fatte utilizzando le risorse pubbliche che i parlamentari ricevono per l’esercizio del loro mandato (diaria e rimborsi) per i quali nemmeno per i Cinque Stelle c’è limite di spesa perché l’importante è rendicontare. A tal proposito segnaliamo che sull’apposito sito grillino Ti Rendiconto la pubblicazione dei dati riguardante i rendiconti della maggior parte dei portavoce eletti è ferma a maggio 2016 (siamo a fine ottobre) con alcuni come Sorial, Sarti, Fattori e Morra fermi ancora tra febbraio e marzo. Del resto lo dice la stessa Lombardi: «I soldi della diaria e delle spese connesse all’esercizio del mandato servono. Chi viene da fuori è giusto che abbia le spese coperte». Siamo qui dalle parti della polemica per i centomila euro spesi da Di Maio per gli eventi sul territorio ed è evidente il tentativo della Lombardi di ridimensionare la faccenda. Ma a quel punto Annalisa Cuzzocrea le chiede se anche i deputati e i senatori romani devono avere diritto al rimborso per le spese dell’alloggio. Lombardi su quel punto è irremovibile:
Chi vive a Roma no. Io non mi sogno di mettere l’affitto nel mio rendiconto. Chi lo fa ne risponderà ai cittadini, che se ne ricorderanno al momento del voto

Rimborsi spese poco trasparenti

Ed in effetti è vero, sia la Lombardi che Alessandro Di Battista e Massimiliano Bernini non hanno chiesto rimborsi per le spese di alloggio a Roma. Altri parlamentari residenti nella Capitale come Stefano Vignaroli, Federica Daga e Paola Taverna hanno speso qualcosina: stiamo parlando di cifre che mediamente si aggirano tra i 150 e i 200 euro al mese, sicuramente non il costo di un affitto. Ma allora con chi ce l’ha Roberta Lombardi quando dice che quei parlamentari romani che chiedono il rimborso spese per l’alloggio “ne risponderanno ai cittadini”? Ma forse  la Lombardi ce l’ha con Paola Taverna per quella vecchia storia dell’agosto 2015 (i dati per quest’anno non sono ancora pubblicati) di quando chiese un rimborso spese pari a 785,58 € (e a settembre 2015 altri 580 euro) rendicontati alla voce “Alberghi e simili a Roma”? Tutti sanno che la Taverna è romana de Roma (del Quarticciolo come spesso ama ricordare) e c’è anche da dire che ad agosto i lavori del Senato sono sospesi per le ferie estive e all’epoca la cosa destò parecchio scalpore. Nel complesso sotto questo punto di vista i Cinque Stelle romani sembrano comportarsi tutti bene. Certo, c’è il caso di Marta Grande, che nel 2013 fece notizia per aver rendicontato 12 mila euro per due mesi di affitto, che pur essendo di Civitavecchia (ad un’ora di regionale da Roma) spende 1.800 euro al mese di affitto (più 270 euro di spese per manutenzione e utenze). Mediamente i parlamentari del MoVimento spendono intorno ai 1.500 euro al mese, che anche per una città come Roma sono decisamente alti. C’è chi spende addirittura di più però, Il Dubbio ad esempio ha scoperto che il senatore Morra (che non è di Roma) spende 2.155 di affitto al mese (più le spese per utente etc.) Addirittura la deputata padovana Silvia Benedetti ha speso a maggio 2.600 euro di affitto mentre c’è chi come Nicola Cappelletti ha dovuto pure “ristrutturare” l’appartamento avendo speso 1.500 euro di affitto e 1.400 euro di spese di manutenzione. Insomma, a ben guardare il livello dei rendiconti qualche dubbio sull’utilizzo dei soldi pubblici c’è e il metodo a Cinque Stelle non è poi così trasparente, ad esempio come ha fatto Paola Taverna a spendere, nel luglio del 2015 1.531 euro (e la stessa cifra nel luglio del 2014) per la ZTL di Roma quando il prezzo annuale del permesso per la ZTL in Centro Storico si aggira attorno ai duecento euro e un permesso per cinque anni costa più o meno mille euro? Sarebbe interessante vedere i dati relativi a Luglio 2016 ma non sono ancora stati caricati sul sito. Forse la Lombardi prima di chiedere completa trasparenza al PD o agli altri partiti dovrebbe preoccuparsi di verificare l’effettivo funzionamento di quella a Cinque Stelle.