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Cosa dice (e cosa pensa davvero) Virginia Raggi

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Ieri Virginia Raggi è uscita dal bunker del Campidoglio e ha pubblicato un bel video nel quale ha più o meno respinto tutte le accuse sul caso Muraro; con l’onestà intellettuale e la trasparenza che la caratterizza, la sindaca di Roma ha “dimenticato”, nel video e nella prima versione dello status che lo accompagnava su Facebook, di segnalare che Raffaele Marra, suo fedelissimo, sarà «ricollocato in altra posizione», come da mesi le chiedeva il direttorio romano del MoVimento 5 Stelle.

Cosa dice (e cosa pensa davvero) Virginia Raggi

Ma, a parte questa piccola dimenticanza e la curiosa circostanza che la forma dell’annuncio (il P.S.) fa parte della storia del blog di Beppe Grillo, il quale negli anni di nascita del MoVimento soleva annunciare con un post scriptum alla fine di un contenuto – che parlava di tutt’altro – che ne aveva cacciati un paio, andiamo a vedere quanta verità e quanta propaganda c’è nel messaggio video della Raggi, che ha per l’ennesima volta utilizzato una forma di mediazione che le consente di sfuggire alle domande dei giornalisti e di parlare (e non parlare) solo di quello che le piace, probabilmente in omaggio a quella stessa trasparenza che le ha fatto, nei giorni scorsi, annunciare su Facebook alle 4 del mattino di aver revocato l’incarico di capo di gabinetto a Carla Romana Raineri e poi, senza nemmeno scomporsi, far dire al Campidoglio che aveva accettato le sue dimissioni (ma non l’aveva revocata?). A fare da cartina di tornasole sarà quanto detto dalla stessa Raggi e dal suo portavoce Teodoro Fulgione al ristorante “Il Grottino” di Testaccio, mentre erano al telefono con Luigi Di Maio, trascritto da Giampiero Calapà per il Fatto Quotidiano. L’articolo non è stato smentito dal Campidoglio, e ci mancherebbe che qualcuno si azzardasse a farlo visto che Fulgione, quando ancora lavorava all’ANSA, aveva orecchiato insieme ad altri giornalisti di agenzia discorsi di 5 Stelle e li aveva trasformati in lanci, spiegando poi in una lettera aperta pubblicata da Claudio Messora, allora responsabile comunicazione dei grillini in Senato, di aver fatto soltanto il suo dovere. Cominciamo la prova-finestra, allora. Sostiene la Raggi in pubblico:

Stiamo aspettando di leggere il fascicolo della procura che riguarda l’assessore all’Ambiente Paola Muraro. Le ho imposto, per senso di responsabilità nei confronti dei cittadini – che vengono prima di tutti – , di lavorare per mantenere pulita Roma.
In merito alla sua posizione non c’è un fatto, un riferimento temporale o un luogo o una circostanza specifica per capire di che si tratta. Non c’è altra informazione. Lo ripeto: vogliamo leggere le carte. Ci auguriamo e chiediamo che arrivino quanto prima.
E siate certi che nel caso ravvisassimo profili di illiceità, agiremmo di conseguenza. Sconti non ne abbiamo mai fatti a nessuno e continueremo a non farli.

Quanto detto dalla Raggi in pubblico combacia infatti soltanto in parte con quanto comunicato a Di Maio in privato. Al responsabile enti locali la Raggi infatti prima dice questo: “…continuiamo a sostenere quanto ho sostenuto, cioè che dobbiamo vedere prima le carte. Prendiamo il tempo necessario. E mettiamo un’altra testa in Ama”. Ma poi, insieme al suo portavoce Fulgione, spiega che la Muraro è pronta, prontissima, a dare le dimissioni:

Fulgione:“Sì, Paola (Muraro, n dr) si presenta dimissionaria, ma vediamo, aspettiamo”.
Raggi:“Quindi il passo lo fa lei. Occhio che questo diventa un precedente, ve lo dico”.
Fulgione:“…ma non vogliamo sospenderla”.

Ma mentre la Raggi in pubblico fa appello, giustamente, ai principi del garantismo per tenere la Muraro in assessorato, nella telefonata le motivazioni sembrano infinitamente più prosaiche:

Raggi: “Datemi qualcuno, Luigi (Di Maio, ndr ), siamo senza Ama e senza assessore. Io un’altra così non la trovo. O mi ditecosa fare oandiamo a casa… perché non lo so. Sui rifiuti non so che fare”.

Virginia Raggi, pensieri e parole

«Conosci me / la mia lealtà / tu sai che oggi morirei per onestà», cantava Battisti. La Raggi con infinita lealtà e onestà spiega a Di Maio che la Muraro la sostituirebbero pure domani mattina, ma il problema è che non hanno idea di chi mettere al suo posto. Anzi, possiamo essere ancora più precisi usando le parole della sindaca:

Raggi:“Così noi andiamo a casa. È l’unica (Muraro, ndr) che sa come funzionano queste cose”.

La Muraro quindi rimane lì per una forma un po’ contorta di meritocrazia: pur essendo indagata è l’unica che ci capisce sul tema, alla faccia di chi diceva che sul tema dei rifiuti nei 5 Stelle c’erano tanti espertoni. C’è altro? Ma certo che c’è altro. La sindaca nella telefonata e nella conversazione successiva con Fulgione in via Marmorata sembra avere tutt’altro piano riguardo la necessità di comunicare all’opinione pubblica cosa sta succedendo. La sua posizione, in coincidenza con quella di Roberta Lombardi, è quella di chiedere scusa:

Raggi:“I cittadini apprezzano il riconoscimento del l’errore. Dico: mi spiace non avervi informato, ma voleva sapere per cosa era indagata”.
Raggi:“Comunque la Procura non può utilizzare uno strumento così come un manganello, Luigi (Di Maio, ndr) ci ammazzano tutti così”.
Raggi :“Noi abbiamo sbagliato ad attendere di avere maggiori dettagli. Farei un grande post: a meno che lei (Muraro, ndr) non faccia un atto chiedendo scusa. Ma il problema è che ha detto che non era indagata”.

La Raggi quindi esprime l’idea di spiacersi per aver sottovalutato l’accaduto. Una cosa che alla fine nel post di ieri non ha fatto. Strano, chissà cosa le ha fatto cambiare idea.

Raggi:“Non posso chiedere scusa così, dobbiamo trovare un modo. Però che bello, hanno capito che le persone che stanno creando problemi sono quelle loro. Io devo avere senso di responsabilità nei confronti della città in questo momento: per questo (Muraro, ndr) non dovrebbe dare le dimissioni”.

Forse alla fine non ha trovato il modo. Intanto alla sindaca andrebbe segnalato che lei non farà certo quello che le dicono i partiti e i giornali, ma sono i giornali e l’opposizione in Campidoglio ad aver annunciato di aver presentato esposti su Raineri, Minenna, Romeo e Marra: subito dopo questo fatto la prima cittadina ha chiesto i pareri all’ANAC. A dispetto dell’abitudine, magari nociva, di chiedere i pareri PRIMA di fare le nomine, e non dopo. Brutti partiti, cattivi giornali. Quanto alla sindaca, nella canzone si diceva «tu sai che oggi morirei per onestà». Se Battisti si riferiva all’onestà intellettuale, oggi la Raggi non corre tanti pericoli.