Opinioni

Cosa c’è dietro le dimissioni di Enrico Stefàno dall’Assemblea Capitolina

Ieri abbiamo raccontato delle dimissioni di Enrico Stefàno da vicepresidente vicario dell’Assemblea Capitolina per motivi che il consigliere del MoVimento 5 Stelle a cui dobbiamo l’attuale situazione di ATAC non si è degnato di spiegare. Oggi un retroscena di Federico Capurso su La Stampa conferma tutte le ipotesi fatte ieri: il problema era la poltrona di presidente dell’Assemblea Capitolina che il M5S Roma non ha dato al consigliere, per motivi tuttavia del tutto comprensibili visto che questo avrebbe comportato la revoca – probabilmente irregolare – di Marcello De Vito con conseguente rischio di danno erariale.

Le dimissioni sono l’epilogo di «una guerra interna al gruppo, degli attacchi subiti da Stefàno e della sua frustrazione per non essere mai riuscito, in tre anni, a ottenere ciò che chiedeva», rivela un uomo ai vertici del Movimento. Eppure, le truppe di Raggi reagiscono così: «Non ci sono problemi, abbiamo altri 27 consiglieri».

I problemi in realtà ci sono e non sembrano di così facile soluzione. C’è un’amministrazione corrosa dalle liti interne, la Lega avanza nelle periferie, manca un assessore all’Ambiente da febbraio pur con la città sommersa dai rifiuti, e adesso è arrivato anche l’addio di Stefàno, che aveva preso le redini dell’Assemblea a fine marzo, dopo l’arresto di De Vito. Proprio De Vito, però, non ha mai voluto dimettersi dalla carica. Sarebbe stata necessaria una mozione per rimuoverlo dall’incarico – invocata più volte da Stefàno -, ma i consiglieri M5S si sono spaccati tra i pochi pronti a votare la cacciata e i tanti che invece sventolavano i pareri dei tecnici del Campidoglio, mettendo in guardia sulla possibilità che De Vito potesse presentare ricorso, vincerlo e magari, in seguito a una futura scarcerazione, tornare a presiedere l’aula.

enrico stefàno 1

La scelta di Stefàno è stata quindi guidata dall’impossibilità di poter avere la carica che aveva chiesto. Capurso aggiunge anche che Stefàno all’epoca della formazione della Giunta Raggi puntava all’assessorato ai trasporti, ma aveva ottenuto soltanto la presidenza della Commissione, che ha nel frattempo lasciato. Per questo ieri ha deciso di dare le dimissioni senza spiegarne il motivo: perché sarebbe stato difficile farlo capire alla pletora di attivisti che ieri nei commenti al post che annunciava l’addio lo trattava come un eroe senza chiedersi perché non dicesse tutta la verità.

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