Economia

Cosa cambia per le partite Iva con la legge di Bilancio del Conte Bis

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La Legge di Bilancio approvata dal Consiglio dei Ministri mette un freno alla Flat Tax per le partite Iva. La misura varata dal governo Renzi e la cui platea era stata estesa dal governo Conte 1 viene modificata al fine di riequilibrare il regime di tassazione, almeno questo è l’intento dichiarato.

Addio alla Flat Tax del Conte 1

Nel testo del documento programmatico di bilancio si legge che «per limitare abusi, viene abrogata “flat tax” per le persone fisiche esercenti attività d’impresa o di lavoro autonomo con redditi compresi tra 65.000 euro e 100.000 euro». Allo stesso tempo il governo annuncia una revisione dei parametri del “regime dei minimi” con limiti di spese personale e per beni strumentali fissato a 20.000 (per entrambi i casi, non in senso cumulativo) «regime analitico determinazione reddito, regime premiale fatturazione elettronica, esclusione se il reddito è maggiore di 30.000 euro». Da questi interventi il governo stima di poter risparmiare 250 milioni di euro nel 2020, 2 miliardi di euro nel 2021 e poco più di un miliardo nel 2022. Ma andiamo con ordine.

 

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Il punto principale ovviamente è l’abrogazione della tassa piatta al 20% per i liberi professionisti che dichiarano un reddito compreso tra i 65 mila e 100 mila euro, si tratta della misura fortemente voluta dalla Lega in occasione della scorsa legge di bilancio e che sarebbe entrata in vigore dal prossimo anno. Viene invece confermata la Flat Tax al 15% con regime forfettario per i contribuenti titolari di partita Iva fino a 65 mila euro. È saltato invece – come aveva annunciato il ministro Gualtieri in un’intervista al Sole 24 Orel’obbligo di un conto corrente dedicato per imprese individuali e lavoratori autonomi. all’articolo 24 della bozza del decreto fiscaleSu questo punto l’intenzione del Governo sembra essere quella di fare marcia indietro anche se del conto corrente “dedicato” se ne parla collegato al Documento Programmatico di Bilancio 2020.

Torna il regime dei minimi

Per chi ha già optato per il regime forfettario vengono posti ulteriori paletti con i già citati limiti di spese personale a 20 mila euro (fino al 2018 era di cinquemila euro) e limite beni strumentali fissati a 20mila euro. In questo secondo caso viene ripristinata la vecchia norma che stabiliva che per poter usufruire del regime forfettario non era possibile spendere più di ventimila euro in beni strumentali. Torna anche il regime analitico della determinazione del reddito, che obbliga i contribuenti a conservare la documentazione necessaria per calcolare la differenza tra costi e ricavi.

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In questo modo si torna di fatto a quanto stabilito dal vecchio regime dei minimi. Una scelta che comporta conseguentemente l’addio alle forme di semplificazione oggi vigenti. Adesso infatti la contabilità viene determinata “a forfait” togliendo ai ricavi  una quota fissa per ogni tipologia di attività professionale (in base al codice ATECO) e i relativi contributi. Con il regime analitico invece si torna ad un sistema più complesso. Chi ha un lavoro dipendente (e parlamentante svolge un’attività da ibero professionista) e dichiara più di 30 mila euro l’anno invece è escluso dalla possibilità di accedere al regime agevolato. Ultima novità è l’introduzione del regime premiale per la fatturazione elettronica anche per chi è a regime forfettario. Da quest’ultima sono esclusi solamente coloro che dichiarano un reddito inferiore a 30 mila euro. Ma al momento è solo un’ipotesi.

 

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