Politica

«Coronavirus: i piani contro la pandemia c’erano ma nessuno li ha seguiti»

coronavirus piani pandemia

Marco Palombi sul Fatto Quotidiano oggi ci racconta una cosa chiamata “Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale”e i di lui figli, i Piani pandemici regionali: l’Italia se n’è dotata circa 15 anni fa dopo l’influenza aviaria (2003).

Questi documenti –tutti disponibili online – appaiono un po’datati quanto alla natura del contagio (danno, ad esempio, grande risalto al contenimento negli allevamenti e al ruolo dei veterinari) e non risultano essere stati aggiornati di recente, ma comunque tracciano utilissime linee guida per la reazione alle varie fasi della pandemia: da quando non c’è alcun pericolo ai primi casi sul territorio nazionale fino all’emergenza passando per la presenza dei primi cluster (focolai autonomi).

Conviene a questo punto ricordare che il primo (inascoltato) allarme coronavirus in Cina arriva a fine dicembre,a inizio gennaio c’è la conferma di Pechino, alla fine del mese è emergenza conclamata. Cos’hanno fatto di quanto previsto nei Piani pandemici governo e Regioni nel mese prima che scoppiasse il bailamme? Poco o nulla, parrebbe. Solo qualche esempio.

Nella fase pre-emergenza, il Piano prescrive “la preparazione di appropriate misure di controllo della trasmissione dell’influenza pandemica in ambito ospedaliero”. Quali? “Approvvigionamento dei DPI (dispositivi di protezione individuale come mascherine e guanti ndr) per il personale sanitario”;“Controllo del funzionamento dei sistemi di sanificazione e disinfezione”; “Individuazione di appropriati percorsi per i malati o sospetti tali”; “Censimento delle disponibilità di posti letto in isolamento e di stanze in pressione negativa”;“Censimento delle disponibilità di dispositivi meccanici per l’assistenza ai pazienti”(i respiratori e altri macchinari necessari). E mica si tratta di un avviso generico: “Costituire, previo censimento dell’esistente, una riserva nazionale di: antivirali, DPI, vaccini, antibiotici, kit diagnostici e altri supporti tecnici per un rapido impiego nella prima fase emergenziale, e, contestualmente, definire le modalità di approvvigionamento a livello locale/regionale nelle fasi immediatamente successive”. Responsabili: ministero della Salute, Istituto superiore di sanità e Regioni.

coronavirus contagiati italia
Coronavirus: i contagiati in Italia (dati: Protezione Civile, aggiornamento 21 marzo 2020)

Conclude Il Fatto:

Insomma, qualcuno –e certo non solo in Calabria a giudicare dalla situazione generale deve avere dimenticato di fare scorta quand’era il momento. Infine citiamo solo di sfuggita la formazione da fare a tutto il personale sul piano pandemico e le regole, su cuis i insiste molto, per comunicare alla popolazione. Un solo estratto: “Definire messaggi chiari, omogenei, condivisi a livello nazionale e locale, elaborati sulla base della percezione collettiva del rischio”. Magari non è tutta colpa dei runner…

Leggi anche: Coronavirus: cosa rimane aperto nell’Italia che chiude tutto