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Coronavirus: il focolaio importato dal Bangladesh e i casi di COVID-19 a Roma e a Cesena

20 cittadini del Bangladesh positivi al Coronavirus SARS-CoV-2 tra Roma e Cesena in quello che sembra a tutti gli effetti un focolaio importato: « Quando al laboratorio dell’Ausl di Cesena hanno esaminato il primo tampone, mi hanno subito avvertito: la carica virale era altissima, in Italia non è più così, era evidente che arrivasse dall’estero. Però qualcosa non sta funzionando nei controlli. Dopo che questi cittadini entrano in Italia, nessuno avverte le autorità locali, per cui non è possibile fare con efficacia i controlli sul rispetto della quarantena»

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Ci sono 20 cittadini del Bangladesh positivi al Coronavirus SARS-CoV-2 tra Roma e Cesena in quello che sembra a tutti gli effetti un focolaio importato. La situazione della cittadina dell’Emilia-Romagna, ma sono in corso ulteriori verifiche, parrebbe in qualche modo legata a un altro focolaio scoperto nel Lazio a Fiumicino, sempre tra immigrati dal Bangladesh. Il contagio potrebbe essersi verificato sull’aereo.

Coronavirus: il focolaio importato dal Bangladesh e i casi di COVID-19 a Roma e a Cesena

La settimana scorsa, sempre nel cesenate, è stato identificato il caso positivo (asintomatico) di un bengalese, nel Centro di accoglienza di Martorano, da lì è partita la segnalazione all’Ausl di Fiumicino per ricostruire la mappa del contagio. Oltre alla famiglia bengalese è risultato positivo anche un loro connazionale abitante a Cesenatico. Anche lui in quarantena e al suo domicilio. I positivi sono stati individuati grazie a uno screening effettuato all’interno della comunità bangladese, dopo la scoperta del caso positivo a Martorano. Tre di loro, nella Capitale, sono ricoverati con la polmonite allo Spallanzani, all’Umberto I e al Vannini.

«Questo negoziante – racconta al Messaggero il sindaco di Cesena – ha perso il fratello per Covid-19, morto in Bangladesh. Per cui è molto sensibile su questo tema. Quando ha visto che alcuni connazionali erano tornati a Cesena, dopo essere atterrati a Fiumicino, ma non rispettavano la quarantena, ci ha subito chiamato. Ci ha aiutato anche a recuperare una lista di persone che erano su un volo. Sono già sei i positivi originari di questo paese, perché poi il virus circola all’interno delle famiglie. Quando al laboratorio dell’Ausl di Cesena hanno esaminato il primo tampone, mi hanno subito avvertito: la carica virale era altissima, in Italia non è più così, era evidente che arrivasse dall’estero. Però qualcosa non sta funzionando nei controlli. Dopo che questi cittadini entrano in Italia, nessuno avverte le autorità locali, per cui non è possibile fare con efficacia i controlli sul rispetto della quarantena».

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Coronavirus: i numeri del Lazio (Il Messaggero, 30 giugno 2020)

L’assessore regionale del Lazio, Alessio D’Amato, ieri lo ha detto chiaramente, dopo che il ritorno di alcuni immigrati dal Bangladesh ha causato anche il mini focolaio dei due ristoranti di Fiumicino (in città, non in aeroporto), tanto che sono stati necessari 1.700 tamponi per circoscrivere il cluster e trovare i positivi (sono una dozzina, tra di loro colleghi del “paziente 1” e anche un cliente). «Questa storia di chi torna dal Bangladesh ed è positivo sta diventando un problema serio – attacca D’Amato – alla fine i controlli non ci sono, ne parlerò con il ministro della Salute, Roberto Speranza. La quarantena va fatta, anche in strutture dedicate come hotel. Altrimenti, queste persone, comprensibilmente, tornano nella loro comunità e poi contagiano amici e parenti. Sono molto arrabbiato».

Il Coronavirus importato e i rischi negli aeroporti

La Regione Lazio continua a chiedere maggior controlli agli imbarchi degli aerei internazionali, in particolare quelli provenienti dal Bangladesh, visto il ripetersi di infezioni contratte da persone appena tornate da lì: ieri è stato intercettato un nuovo caso “di importazione” al pronto soccorso dell’ospedale Vannini. “Siamo a favore di controlli più rigidi sugli arrivi dal Bangladesh. Condanniamo l’irresponsabilità del governo del nostro Paese che non riesce a gestire la situazione”, ha detto ieri all’AdnKronos Mohamed Taifur Rahman Shah, presidente dell’Associazione Italbangla, commentando le notizie sui nuovi focolai di Coronavirus che hanno coinvolto la comunità bengalese in Italia. “I primi contagi in Bangladesh si sono verificati ai primi di marzo per via di nostri connazionali che rientravano dall’Italia – continua Shah -. Oggi siamo arrivati a circa 140mila casi: il Bangladesh è tra i primi stati al mondo per numero di contagi”. “Chi cerca di arrivare dal Bangladesh in Italia oggi lo fa per due motivi. Il primo è per tornare sul luogo di lavoro. Il secondo è più preoccupante ed è collegato alla diffusione del Coronavirus nel nostro Paese. Il governo del Bangladesh è irresponsabile e non riesce a dare risposte: non ci sono tutele per la salute, cure mediche, è il far west. E’ anche per questo che qualcuno cerca di fuggire. Il governo non riesce a controllare chi parte e siamo preoccupati”, ha concluso.

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Intanto sul caso della chiusura per Covid 19 del bistrot e del chiosco di Fiumicino i titolari delle due attività commerciali hanno dato mandato al proprio legale di “proporre denuncia-querela per epidemia colposa e per lesioni personali”. L’avvocato Massimiliano Gabrielli, in una nota, spiega “che il Bangladesh è tuttora classificato dall’Oms come paese ad alto rischio epidemiologico (al secondo posto dopo l’India), e che prima dell’arrivo del bengalese posto in isolamento fiduciario il 22 giugno, già 48 ore prima un altro passeggero sintomatico sbarcato dal Bangladesh era risultato positivo ai test, e ricoverato al Policlinico Umberto I aveva confermato di essersi sentito male fin da prima della partenza”. “Se ci sono delle responsabilità’ – spiega – queste sono a monte dei gestori del locale che stavano lavorando nel pieno rispetto delle regole, e le andremo a stanare attraverso la nostra querela ed una interrogazione parlamentare proposta stamane dal Senatore De Vecchis di Fiumicino; non è accettabile che chi è preposto ai controlli sulla salute pubblica si affidi all’autoisolamento ed alla buona volontà di stranieri provenienti da paesi in cui il virus circola liberamente tra la popolazione, non verificando dove queste persone, vadano a stare e con chi”, prosegue l’Avvocato Gabrielli. “Allo stato attuale su 1.300 tamponi eseguiti dalla Asl Rm3 tra dipendenti e clienti del bistrot – conclude Gabrielli – sono risultati positivi solo i due titolari e due dipendenti non a contatto con il pubblico; i familiari dei gestori ed i clienti che si sono sottoposti in via precauzionale ai test sono risultati tutti negativi. Un solo altro soggetto è risultato positivo al Coronavirus, ma il collegamento come cliente dell’attività Indispensa con lo stesso cluster arrivato a Fiumicino dal Bangladesh non è stato confermato”.

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