Economia

Conti individuali di risparmio (CIR): non imponibilità e non pignorabilità

Conti individuali di Risparmio CIR

I CIR sono lo strumento progettato dall’esecutivo per iniziare a riportare il risparmio degli italiani, in misura maggiore, sui titoli governativi e rilanciare il settore delle infrastrutture. Una bozza di progetto elaborata dai tecnici della Lega e consegnata nei giorni scorsi al Mef, che sta provvedendo alla stesura finale, svela il ruolo dei nuovi Conti individuali di risparmio. Il Sole 24 Ore parla oggi di un documento del ministero dell’Economia che spiega come funzioneranno:

Nel documento, che il Sole 24 Ore ha consultato – sette pagine e otto articoli -, si delinea lo strumento chiamato a ripetere il successo dei fortunati Piani di risparmio (Pir) che dovrà rilanciare l’acquisto dei bond governativi. In estrema sintesi, l’oggetto dell’investimento in Cir sono i «titoli di Stato e similari emessi, al fine del consolidamento, miglioramento e sviluppo delle infrastrutture» con «vincolo di acquisto all’emissione e possesso fino a scadenza».

E le somme investibili in Cir, fino a 3mila annui» non possono eccedere i «90mila euro complessivi». A fronte di questo, il regime fiscale prevede, la «non imponibilità dei rendimenti», la «deduzione del 23% sul massimo di 3mila euro annui che matura nell’anno dell’acquisto dei titoli» e l’«irrilevanza Irpef delle eventuali plusvalenze e minusvalenze» nonché «l’inapplicabilità dell’imposta di donazione e successione a condizione che le somme non vengano distratte per almeno 18 mesi».

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I CIR in sintesi (Il Sole 24 Ore, 7 ottobre 2018)

Le incognite però non mancano, a partire dall’effettiva capacità di attirare l’attenzione dei risparmiatori italiani in un periodo turbolento per i BTp. L’incentivo fiscale che ha dimostrato di funzionare in modo egregio come leva nel caso dei Pir rischia però di essere meno potente con i BTp, già avvantaggiati da un’aliquota più favorevole sui proventi (12,5%).

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