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La maggioranza di Conte senza Renzi ma con i renziani

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Tommaso Ciriaco su Repubblica torna oggi sullo scenario di diaspora da Italia Viva dopo la storia dei sei senatori che potrebbero mollare Renzi per reggere la maggioranza di Giuseppe Conte. Al Quirinale il presidente del Consiglio ha specificato di essere convinto di avere ancora una maggioranza in Senato e in questa guerra pare avere l’appoggio totale del Partito Democratico:

La cautela del Nazareno, si spiega solo con il timore di “regalare” a Renzi tre anni di opposizione tranquilla, lasciando ai giallorossi l’onere di alcune misure impopolari all’orizzonte. «Bisogna che sia chiaro che è lui a rompere e non noi che lo cacciamo», è la linea dettata dal ministro della Cultura. Bene, ma su quale terreno consumare la rottura? Sarà la fretta, ma per Conte sarebbe tutto più semplice del previsto: basterebbe concludere il nuovo programma di governo, forzare la mano con un ruvido intervento in Aula, verificare i numeri delta maggioranza chiedendo ai senatori di Italia Viva un sostegno che Renzi potrebbe invece negargli.

E se invece il fondatore di lv non cade nella trappola e vota per l’avvocato? È lo scenario che continua a temere Franceschini. Per questo, Il piano è se possibile ancora più complesso: serve un passaggio politico per staccare alcuni senatori da Renzi e riportarli nel Pd. E soprattutto, serve un pretesto. Così va letto il ragionamento che Conte fa trapelare a sera, quando si dice certo che «nonostante gli scarti manifestati dal vertice di Italia Viva negli ultimi giorni», prevarrà «il senso di responsabilità» dei parlamentari renziani. Ecco la parola chiave: «E non intendo i “responsabili” dell’opposizione – precisa il premier – ma i senatori che con la loro fiducia hanno dato vita a questa esperienza di governo».

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La maggioranza del governo Conte Bis al Senato (La Repubblica, 14 febbraio 2020)

Conte, d’altra parte, sa bene che chi vuole abbatterlo – Renzi in testa – spingerà per una soluzione istituzionale, giustificata dalla crisi economica e da una finestra elettorale ormai sostanzialmente chiusa a causa dell’imminente referendum costituzionale. È il pallino di Renzi, è il timore dell’inquilino di Palazzo Chigi. Proprio per questo, il premier promette iniziative per «rilanciare l’occupazione e gli investimenti». E aggiunge: «Ci sono motivi di preoccupazione perla flessione della produzione industriale e per l’effetto economico del coronavirus». Come a dire, soltanto un irresponsabile come Renzi può precipitare il Paese nel caos. Ormai è chiaro: trai due, non vince chi attacca per primo, ma chi colpisce più forte.

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