Politica

Con la crisi Salvini va in ufficio al Viminale

Il ministro riscopre il Viminale: in otto mesi ci è rimasto per trenta giorni. A carico vostro, raga

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Matteo Salvini scopre improvvisamente che ha un ufficio al Viminale. E comincia a usarlo proprio ora che c’è la crisi. Fabio Tonacci su Repubblica racconta i risvolti di questa improvvisa svolta:

«Al lavoro al ministero per difendere i confini e impedire l’ingresso nelle acque italiane alla nave Ocean Viking, ong francese e bandiera norvegese. E ovviamente…mai col Pd!», scrive ieri, a mezzogiorno. Al Viminale era tornato nel pomeriggio di martedì, dopo la batosta del discorso al Senato del premier dimissionario Giuseppe Conte. E al Viminale, in posa davanti alla bandiera italiana e con il pollice alzato, c’era anche mercoledì, vigilia della consultazione con Mattarella.

Tre giorni al ministero, anche se non consecutivi: per come Salvini concepisce il mandato, sono una rarità, un Gronchi Rosa nell’intasatissima agenda del leader della Lega. L’impegno a favore di social network di queste ultime ore, tuttavia, non può far dimenticare quella campagna elettorale permanente in cui il ministro latitante, il ministro “torno subito”, ha trascinato l’Italia. Lo scorso 14 maggio Repubblica fece un conto: incrociando l’elenco ufficiale degli appuntamenti del ministro, con i lanci delle agenzie stampa, le interviste in televisione e le foto postate sulle sue pagine Facebook e Twitter, venne fuori che Salvini aveva trascorso al Viminale appena 17 giornate intere (ossia mattina e pomeriggio) nei primi cinque mesi e mezzo del 2019.

salvini assenteista viminale

Era un conteggio ottimista, va detto: avevamo considerato presenze reali anche cinque giorni in cui del ministro non si era avuta traccia pubblica.  Aggiornate ad oggi, 24 agosto, le giornate intere di Salvini al Viminale diventano 36, calcolo anche questo arrotondato per eccesso perché contiene 14 giorni di “buio”, in cui non si sa bene cosa abbia fatto. In sintesi, Salvini è stato appena un mese sugli ultimi otto al suo posto di lavoro. Quello per cui è pagato dagli italiani.

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