Opinioni

Con chi ce l’ha Virginia Raggi che minaccia querele alla stampa

Nelle scorse ore le agenzie di stampa hanno passato una dichiarazione attribuita a Virginia Raggi e non smentita: “La rassegna stampa è vergognosa, i giudici dicono che io non c’entro niente e non c’è un giornale che abbia avuto il coraggio di riportare questa notizia. Il Comune, i romani e la società Roma calcio sono la parte lesa. Partono oggi le querele”. Ma con chi ce l’ha Virginia Raggi? Come è spesso sua abitudine, la sindaca non fa nomi e sembra rivolgersi a tutti i giornali, che comunque – a differenza di quello che lei sostiene – hanno puntualmente riportato quanto detto dal PM Paolo Ielo a proposito dell’estraneità dell’amministrazione e della società A. S. Roma alle indagini.

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In ogni caso la sindaca sembra piuttosto arrabbiata in particolare per la prima pagina di Repubblica, che parla di “Sistema Raggi” in prima pagina, racconta “lo stadio della corruzione” e, soprattutto, invita con Sergio Rizzo la prima cittadina a dimettersi. D’altronde è proprio nell’attacco dell’articolo di apertura di Carlo Bonini che si parla di sistema Raggi:

«Pijamose Roma», si potrebbe dire con una sola parola e con una sola parola avrebbe detto qualcun altro, in un altro tempo e in un altro secolo. Ma la sostanza, a ben vedere, non cambia. In un formidabile contrappasso che, in 288 pagine di ordinanza, consegna la coda della storia del nuovo stadio della Roma da “opera della Rinascita” a disperante metafora del declino di una città e di chi la amministra, a faccenda penale in cui 16 sono gli indagati e 9 gli arrestati (per reati che vanno dall’associazione a delinquere, alla corruzione, al traffico di influenze), la notizia non sono né il progetto dello stadio in quanto tale, né l’As Roma (entrambe indenni sotto il profilo delle contestazioni penali). Ma il loro infetto contesto.

La catastrofe dell’esperienza politica del Movimento Cinque Stelle, del suo sindaco Virginia Raggi, del suo “mister Wolf”, l’avvocato e neo presidente della municipalizzata Acea Luca Lanzalone (ai domiciliari), dei suoi “uomini nuovi” come il capogruppo in consiglio comunale Paolo Ferrara o la “pasionaria” Roberta Lombardi. Volenterosi e spregiudicati interpreti — a stare alle carte — di un “Sistema” da cui avevano promesso di voler emancipare la “buona politica” e cui, al contrario, si erano genuflessi. Un “Sistema” che aveva quale perno e architetto il costruttore Luca Parnasi (proprietario dei terreni su cui lo stadio dovrebbe essere edificato e della società, la Eurnova, incaricata dalla As Roma di predisporre i progetti di fattibilità ed esecutivi). E il cui epitaffio porta la firma di un giudice per le indagini preliminari (Maria Paola Tomaselli) e di un Procuratore aggiunto della Repubblica (Paolo Ielo).

Per questo la sindaca si è arrabbiata.

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