Economia

Come la Brexit elogiata da Salvini favorisce le ONG

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Matteo Salvini & co. rischiano di uscirne pazzi. Non hanno fatto in tempo ad elogiare la Brexit di Boris Johnson che il Giornale ha “scoperto” (si fa per dire) che le Ong, a conti fatti, ci guadagneranno un bel po’.

Dopo l’accordo di recesso, ossia dal 2021, la Gran Bretagna non avrà più accesso a 200 milioni di euro e quel flusso di finanziamenti verrà spartito tra tutte le organizzazioni dei Paesi membri. Il calcolo sommario prevederebbe la ripartizione di 7 milioni a organizzazione. È chiaro che per l’anno in corso però il Regno Unito continuerà a partecipare ai programmi finanziati nell’ambito dell’attuale quadro pluriennale 2014-2020 fino alla loro chiusura.

Ciò significa che la stragrande maggioranza dei progetti continuerà a ricevere finanziamenti dall’Ue per tutta la durata del programma, ossia fino al termine del periodo di transizione nel 2021. Altrettanto le organizzazioni del Regno Unito potranno per quest’anno ancora presentare proposte progettuali per finanziamenti che rientrino all’interno del Mff (Multi Financial Framework, così si chiama il Quadro multi finanziario).

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La Brexit e le ONG (Il Giornale, 9 febbraio 2020)

Al contempo però andrà male per le piccole Ong italiane che fino a quest’anno hanno lavorato in partnership con le Ong britanniche: in mancanza di nuovi finanziamenti arriverebbero a perdere complessivamente circa 50 milioni di euro di introiti. Nessuna disperazione però, i più piccoli enti benefici della Penisola potranno accedere fin da subito a nuove porzioni di risorse:

L’ultimo impegno del Fondo Asilo e immigrazione (Fami), sta mettendo a disposizione,per valorizzare nuovi progetti destinati all’integrazione degli immigrati, alla formazione lavorativa e all’aiuto linguistico, ben 7 milioni di euro. Questa cifra, tanto per cominciare potrebbe risultare un primo valido aiuto che si tramuterà in «attivazione e rafforzamento di reti per la promozione di un approccio integrato nella governance del fenomeno migratorio sul territorio, sia rispetto all’analisi dei fabbisogni territoriali emergenti che alla pianificazione e realizzazione di interventi rivolti all’utenza straniera, rispondenti ai bisogni rilevati, nel rispetto dei ruoli e della competenze degli attori coinvolti».

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