Economia

Come hanno votato sulle pensioni quelli che oggi piangono per le pensioni?

In Italia, si sa, la vittoria ha molti padri mentre la sconfitta è praticamente orfana. Non stupisce quindi che dopo la sentenza della Consulta delle pensioni che impegna il governo a trovare i soldi per coprire la perequazione stoppata dal decreto Salva Italia approvato nel dicembre 2011 su proposta del governo Monti sia partito lo scaricabarile dei politici  su una norma che si scopre improvvisamente orfana (a parte l’ineffabile Fornero). Mentre tutti stanno lì a cercare di raccattare voti dai pensionati, come spesso càpita da queste parti.

pensioni perequazione
La prima pagina del Giornale sul governo e le pensioni

COME HANNO VOTATO SULLE PENSIONI QUELLI CHE OGGI PROTESTANO PER LE PENSIONI?
Eppure basta tornare, con l’aiuto di Openpolis, a quella votazione numero 50 del 16 dicembre 2011 per scoprire da che parte della barricata stavano quelli che oggi sono dalla parte dei pensionati.

Atto C.4829 [Manovra salva-Italia] Conversione in legge del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici
approvato con il nuovo titolo
“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”

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La minuta delle votazioni sul Salva Italia con i voti dei ribelli (da Openpolis)

Dalle minute della votazione si scopre che molti onorevoli si astennero o votarono no mentre il loro gruppo diede indicazione di voto favorevole: ARACRI Francesco (PdL), BIANCOFIORE Michaela (PdL), BIASOTTI Sandro (PdL), BOCCIARDO Mariella (PdL), CASTELLANI Carla (PdL), DEL TENNO Maurizio (PdL), MARINI Giulio (PdL), MARTINO Antonio (PdL), STRACQUADANIO Giorgio Clelio (PdL), BERGAMINI Deborah (PdL), MOLES Giuseppe (PdL), SBAI Souad (PdL), SPECIALE Roberto (PdL), ROMANO Francesco Saverio (PT (già IR)), ORSINI Andrea (PT (già IR)), SCILIPOTI Domenico (PT (già IR)). Gli altri? Tutti favorevoli. Anche tanti insospettabili.
LA VITTORIA HA MOLTI PADRI, LA SCONFITTA È ORFANA
Partiamo dal capo della banda. Il fratello dell’editore del Giornale che sta cavalcando la causa dei pensionati come votò? Silvio Berlusconi diede l’ok alla legge di Monti:
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E Renato Brunetta? Oggi lui dice cose del genere:

“Caos governo sulle pensioni. La Consulta ha preso una decisione, ha emesso una sentenza, adesso il governo esegua, esegua subito”.
Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.
“Come Renzi ha deciso con un decreto gli 80 euro per vincere le elezioni europee di un anno fa, per comprarsi le elezioni europee di un anno fa, perché adesso non fa un altro decreto per decidere come attuare la sentenza della Consulta? Magari per perdere le elezioni amministrative? Renzi non lo farà, e quindi rinvierà”.
“Noi chiediamo ai cinque milioni e mezzo di pensionati che devono ricevere indietro i loro soldi di pensarci bene, di pensarci due volte prima di votare Renzi o il Partito democratico alle prossime elezioni regionali”, ha aggiunto Brunetta.

All’epoca votò favorevole:
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E Giorgia Meloni? Oggi, scrive Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, alla guida di Fratelli d’Italia, assicura che il suo partito «metterà a disposizione dei pensionati un pool di
avvocati per fare tutti i ricorsi che serviranno se il governo non dovesse restituire i soldi che lo Stato deve loro dopo la sentenza della Corte costituzionale. Così come ha trovato e restituito i soldi ai pensionati d’oro quando la Consulta ha dichiarato incostituzionale il prelievo di solidarietà sulle loro pensioni, oggi lo Stato deve fare la stessa cosa con tutti gli altri cittadini italiani. Il governo ha il dovere di trovare i soldi per la gente normale». Come votò l’ineffabile Giorgia all’epoca?
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E Maurizio Gasparri? Diceva proprio ieri a Libero:

«Siamo disposti a offrire assistenza legale ai cittadini danneggiati dalla riforma del governo Monti e che ora rischiano di veder negati i loro diritti» spiega a Libero il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri(Fi). In ballo ci sono rimborsi fino a 19 miliardi, cifra che potrebbe essere sforbiciata fino a 4 con le misure «a impatto limitato» annunciate dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. «La sentenza – aggiunge il senatore – è autoapplicativa e va quindi applicata subito a tutti. Il governo non può immaginare provvedimenti che limitino la portata dei rimborsi». Gasparri ritiene che la posizione dell’esecutivo sia fortemente condizionata dal «31 maggio, perché si vota» e in effetti 4,7 milioni di pensionati sono interessati alle mosse di palazzo Chigi sulle perequazioni degli assegni Inps. Un giro di vite potrebbe pregiudicare i risultati e il consenso del Partito democratico. Secondo il senatore di Forza Italia «se il governo limita i rimborsi fa un attentato alla Corte costituzionale perché verrebbe aggirata la sentenza: non vogliamo trucchi». E ancora: «Non si può invocare la sacralità della Corte e oggi considerarla un intralcio. Peraltro con un decreto legge servirebbero i requisiti di necessità e urgenza che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,dovrebbe accertare per firmare il provvedimento stesso. Perseguiteremo questo cialtrone di Renzi tutti i giorni, non riusciranno a farla franca e se ci sarà un decreto daremo assistenza a tutti».

All’epoca che fece? Ce lo racconta ancora oggi Gian Antonio Stella sul Corriere:

Il 22 dicembre del 2011, quando passò la legge oggi sotto accusa, era addirittura capogruppo del Pdl al Senato. Due sole volte parlò del tema attuale: per rivendicare che il suo partito aveva ottenuto «una maggiore indicizzazione delle pensioni» e per avere «detto no al tetto di 500 euro per i contanti e ad un uso troppo esteso dei conti in banca per anziani con pensioni minime». Fine. Dopo di che precisò solenne:«Ci sono quindi in questa manovra luci e ombre, ma il Popolo della Libertà ha assunto una posizione seria e coerente e, come ha già detto alla Camera il segretario del nostro partito Alfano, voteremo favorevolmente perché siamo persone serie, leali e coerenti e non sono cambiatele condizioni che hanno portato a sostenere la nascita di questo governo». Annota il resoconto stenografico: «Applausi dal Gruppo PdL». E chiuse tra nuovi applausi: «Del resto, abbiamo sempre messo al primo posto il bene dell’Italia e oggi il caos non sarebbe il bene dell’Italia». Fu così convincente che il suo gruppo lo seguì in massa. C’erano sei assenti e votarono sì in 128. Uno solo disse no. Non era lui.

Ieri votavano sì, oggi piangono. E fottono.