Cultura e scienze

Come gli scienziati hanno cambiato idea sui test del tampone per il Coronavirus

Ieri l’OMS e oggi Walter Ricciardi chiedono test, test, test (del tampone) per fermare il Coronavirus. Questo è un cambio di direzione rispetto a quello che si diceva a febbraio

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Walter Ricciardi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, consigliere del ministro della Sanità Roberto Speranza sull’emergenza Coronavirus, oggi ha ritwittato su Twitter l’appello dell’OMS a fare i test del tampone per uscire dalla pandemia di COVID-19 e da SARS-COV-2.

Come Ricciardi ha cambiato idea sui test del tampone per il Coronavirus

L’OMS ieri ha spiegato con il suo direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus che “il modo più efficace per prevenire le infezioni e salvare vite umane è rompere le catene della trasmissione. Per farlo, è necessario testare e isolare. Non si può combattere un fuoco con gli occhi bendati. E non possiamo fermare questa pandemia se non sappiamo chi è infetto”. In risposta alla pandemia, l’appello dell’Organizzazione mondiale della Sanità è quello di moltiplicare i test diagnostici: “Una volta di più, il messaggio dell’Oms è test, test, test. Tutti i Paesi dovrebbero essere in grado di effettuare test su tutti i casi sospetti”, ha detto Ghebreyesus, ricordando che “questa è una malattia grave, sebbene i dati suggeriscano che le persone sopra i 60 anni sono quelle più a rischio, anche giovani e bambini sono morti’.  L’Oms sottolinea, come rilancia Ricciardi nel tweet, che se i test sono positivi, bisogna isolare i soggetti e identificare le persone con le quali hanno avuto stretti contatti nei due giorni precedenti allo sviluppo dei sintomi e, quindi, sottoporre al test del tampone anche queste persone.

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Quello che ha detto ieri Ghebreysus rappresenta la strategia seguita a Vo’ Euganeo, dove un intero paese di 3300 abitanti è stato sottoposto al test per il Coronavirus, come ha raccontato di nuovo ieri il presidente della Regione Luca Zaia: “A Vo’ abbiamo fatto i tamponi a tutti. Adesso Vo’ è il posto più sano d’Italia. È la prova provata che il sistema dei tamponi funziona – ha tenuto a sottolineare – Qui c’erano i primi 2 casi, abbiamo fatto i tamponi a tutti, anche se i ‘professoroni’ dicevano che era sbagliato: 3000 tamponi, abbiamo trovato 66 positivi, li abbiamo isolati 14 giorni, e alla fine c’erano ancora 6 positivi. Così abbiamo chiuso la partita”. Giuliano Martini, sindaco di Vo’, comune del padovano di 3.300 abitanti dove si è registrato il primo decesso per Coronavirus, ha confermato: “Abbiamo avuto 89 contagi , tutti quanti sono stati controllati – sottolinea – la settimana scorsa ne avevano 12 positivi ma con valori bassissimi, quindi tutti in fase di negativizzazione, tutti gli altri si sono negativizzati e non si sono registrati più casi di contagio. . L’utilizzo dei tamponi, infatti, si è rivelato utilissimo e vitale perché da noi ha salvato molte vite”. Oggi a Vo’ non ci sono più positivi da quattro giorni, perché il virus ha semplicemente smesso di circolare.

Walter Ricciardi e l’intervista al Corriere sui test del tampone

Zaia nella dichiarazione di ieri se l’era presa con i professoroni ma senza fare nomi. Con chi ce l’aveva? È altamente probabile che ce l’avesse proprio con Ricciardi, che il 27 febbraio scorso in un’intervista rilascia a Margherita De Bac sul Corriere della Sera aveva criticato proprio la tecnica dei test del tampone “a tappeto” per Vo’ Euganeo.

«Chi ha dato l’indicazione di fare i tamponi anche alle persone senza sintomi, gli asintomatici, ha sbagliato. La strategia del Veneto non è stata corretta perché ha derogato all’evidenza scientifica. Le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, riprese dall’ordinanza del ministro della Salute del 21 febbraio, non sono state applicate. Prevedevano che fossero fatti i test solo su soggetti sintomatici in presenza di due caratteristiche: il contatto con malati di Covid-19 accertati e la provenienza da zone di focolai».

walter ricciardi test tampone coronavirus 1

Il risultato quale è stato?
«Generare confusione e allarme sociale. Oggi in tutto il mondo abbiamo test non perfetti dal punto di vista della sensibilità perché messi a punto in poco tempo e devono essere perfezionati. Quindi c’è un’ampia possibilità di sovrastimare le positività. Bisogna utilizzarli in modo appropriato».

Vuol dire che una parte dei casi annunciati non erano definitivi?
«Significa che i casi verificati sono circa 190, confermati dall’Istituto superiore di sanità che ha il compito di validare l’eventuale positività dei test condotti nei laboratori locali. Quindi meno dei 424 casi dichiarati che invece includono quelli in attesa di conferma. Il risultato delle positività è stato anticipato dalle Regioni, il Veneto ma anche la Liguria, prima della risposta definitiva, e il ministero della Salute per obbligo di trasparenza si è trovato nelle condizioni di comunicare all’Oms queste informazioni».

Ricciardi nell’intervista spiega anche chi sono gli asintomatici: «Persone senza sintomi che possono essere sane, vale adire non contagiati dal virus pur avendo avuto contatti con un malato. L’asintomatico può essere anche infetto, già contagiato, ma non esprime sintomi. Succede nella maggior parte delle volte». Attenzione, però: nell’intervista Ricciardi spiega in più occasioni che queste sono (o forse è meglio dire che erano) le linee guida dell’OMS in materia all’epoca. Visto che oggi l’OMS chiede test, test, test e Riccardi ritwitta, questo significa che gli scienziati hanno cambiato idea rispetto a quello che dicevano alla fine di febbraio.

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