Economia

Come funziona lo smart working dal 16 ottobre per chi ha figli in quarantena Coronavirus

Le normative sullo smart working con la fine dello stato di emergenza dal 16 ottobre: una delle situazioni che possono accadere per i genitori lavoratori è quella di avere un figlio in isolamento per essere risultato positivo al test del tampone o per essere venuto in contatto con un positivo. Come ci si deve comportare?

Le normative sullo smart working con la fine dello stato di emergenza dal 16 ottobre: una delle situazioni che possono accadere per i genitori lavoratori è quella di avere un figlio in isolamento per essere risultato positivo al test del tampone o per essere venuto in contatto con un positivo. Come ci si deve comportare? Il Sole riepiloga le Faq del ministero del Lavoro:

L’articolo 5 del decreto legge 111/2020, relativo alla ripresa dell’attività scolastica, ha previsto che un lavoratore dipendente (settore pubblico o privato) possa ricorrere allo smart working nel periodo in cui il figlio under 14 convivente viene messo in quarantena a seguito di contatto (non è necessaria la positività del ragazzo) verificatosi a scuola. Qualora l’attività lavorativa non possa essere svolta in modalità agile, il genitore può fruire di un congedo indennizzato al 50% della retribuzione, a carico dello Stato (mancano le istruzioni operative Inps). Queste due opzioni, disponibili da metà settembre scorso fino ad almeno il prossimo 31 dicembre, possono essere esercitate da uno solo dei due genitori se entrambi lavorano e non sono fruibili se almeno uno già è in smart working o non lavora.

 

smart working dopo 15 ottobre

La Faq precisa che fino al 15 ottobre l’eventuale ricorso al lavoro agile in questo contesto può essere comunicato al ministero stesso utilizzando la procedura semplificata operativa nel periodo emergenziale. Dal 16 ottobre, data prevista di cessazione dello stato di emergenza, si dovrà ritornare alla procedura e alle regole ordinarie. Di conseguenza, in primo luogo, sarà necessario sottoscrivere un accordo individuale con il dipendente che regoli lo smart working. E questo adempimento potrebbe riguardare anche pochi giorni (perché in alcuni casi l’isolamento fiduciario può durare meno di due settimane, dipende dopo quanti giorni si prende atto che c’è stato un contatto con un compagno di scuola o un docente positivo) e potrebbe essere ripetuto nel tempo (le cronache di questi giorni testimoniano che la quarantena di intere classi è tutt’altro che un’ipotesi remota)

Sorge però un dubbio: cosa succede se i figli devono stare in quarantena per essere risultati positivi al di fuori dell’attività scolastica o per essere venuti a contatto con un positivo, magari facendo sport?

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