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Come Fratelli d’Italia e la Lega si scannano in Veneto e mettono a rischio Zaia

Pendono stalattiti sulla testa dei«Fratelli» (coltelli?) e lo dimostra pure l’appello all’unità lanciato a sorpresa da La Russa, venuto a Venezia per tenere a battesimo i nuovi entrati e finito per fare da ambasciatore nella guerriglia che da tempo divide platealmente Berlato dall’assessore all’Istruzione Elena Donazzan

«Non do per scontato il sostegno a Zaia ma lo considero naturale perché non vogliamo sottrarci all’impegno in Veneto e perché quando vince il centrodestra vince Fdi e viceversa»: con le parole in politichese stretto di Ignazio La Russa si certifica la crisi strisciante dei rapporti tra Fratelli d’Italia e Lega in Veneto, che sta piano piano volgendo verso quello che sembrava impossibile fino a un mese fa: il governatore è a rischio e la sua maggioranza non è più tanto solida.

Lega, Fratelli d’Italia e Zaia a rischio in Veneto

Il Corriere del Veneto racconta che tutto parte dall’ingresso nel partito della Meloni di Andrea Bassi e Stefano Casali, entrambi veronesi, eletti nel 2015 con la lista Tosi, impegnati al fianco del leghista Paolo Borchia alle ultime Europee ed ora convinti dalla «marcatura» del coordinatore regionale di Fdi Sergio Berlato ad aderire al progetto di Giorgia Meloni, chissà, forse con la promessa di una ricandidatura alle Regionali.

Pendono stalattiti sulla testa dei«Fratelli» (coltelli?) e lo dimostra pure l’appello all’unità lanciato a sorpresa da La Russa, venuto a Venezia per tenere a battesimo i nuovi entrati e finito per fare da ambasciatore nella guerriglia che da tempo divide platealmente Berlato dall’assessore all’Istruzione Elena Donazzan (e i loro alfieri nelle diverse province) e che ora pare essersi estesa a Giorgetti. «Auspico grande armonia in seno a Fratelli d’Italia – ha detto ilsenatore – e credo che al nostro gruppo debba necessariamente ricongiungersi al più presto, già dopo le Regionali in Emilia, il gruppo di Donazzan e Giorgetti. Perché al di là dei tecnicismi, noi siamo per la chiarezza».

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I «tecnicismi» a cui si riferisce La Russa riguardano la dotazione organica dei gruppi: un dirigente e tre dipendenti a prescindere dal numero dei consiglieri aderenti, così che la fusione tra Fratelli d’Italia e Più Italia-Amo il Veneto costringerebbe inevitabilmente al licenziamento o del personale di un gruppo o di quello dell’altro. Circostanza a cui né Giorgetti né Donazzan pensano minimamente, a prescindere dalle tensioni con Berlato e i nuovi arrivati.

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