Economia

Come cambia il canone RAI nella bolletta della luce

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Era il novembre del 2014 quando i giornali annunciavano la rivoluzione prossima ventura: il canone RAI nella bolletta della luce. Anche allora il premier Matteo Renzi spiegava che il canone sarebbe stato legato alla bolletta della luce con l’obiettivo di garantire all’azienda di viale Mazzini un gettito di 1,8 miliardi di euro l’anno, con un importo inferiore che allora era calcolato come di 60 euro in media per tutti. Ieri da Lucia Annunziata, a meno di un anno dall’annuncio, Renzi ha detto più o meno la stessa cosa, salvo aumentare l’importo totale a 100 euro (comunque meno rispetto agli attuali 113). Tale opzione consentirebbe di ridurre notevolmente, quasi azzerare, l’evasione, che si avvicina al 30% e ammonta a circa 500 milioni di euro, ma che quest’anno, secondo le previsioni che circolano a Viale Mazzini, potrebbe salire a 600 milioni. Per garantire un gettito in linea con quello attuale, intorno a un miliardo e 700 milioni, secondo le cifre circolate lo scorso anno, sarebbe possibile ridurre l’ammontare anche sotto i 100 euro, tra i 60 e gli 80 euro. La somma indicata dal premier, che ha recentemente discusso del tema con il Tesoro, potrebbe essere prudenziale.

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Il canone RAI nella bolletta della luce: il confronto con l’Europa (5 ottobre 2015)

Il canone RAI nella bolletta della luce

La strada appare l’unica percorribile per recuperare l’evasione. Guardando la cartina geografica, racconta oggi il Corriere della Sera, «l’identikit dei furbetti del canone vede ai primi tre posti regioni del Sud: in testa la Campania (45% di evasione), seguita da Sicilia (41) e Calabria (39). Le Regioni, invece, più virtuose sono al centro Nord: Toscana (17% di evasione), Liguria (18) e Emilia Romagna (19), con Lazio, Marche, Puglia, Veneto e Lombardia a ridosso (tra il 20 e il 24% di evasori)». E il confronto con gli altri paesi è impietoso: «Nel resto d’Europa, però, per le famiglie il canone della tv pubblica è di certo più salato, specie in Germania (215,8 euro), Regno Unito (174,9) e Francia (131) e anche l’evasione rientra in dati fisiologici (nei tre Paesi, rispettivamente: 1%, 5 e 1). E nel resto del vecchio continente i più indisciplinati, italiani esclusi, sono i danesi (10% di evasori) e gli svedesi (12)». Se si vuole inserire la norma nella legge di Stabilità bisognerà farlo entro i prossimi 15 giorni. In Europa il sistema è stato adottato in Grecia sotto forma di una unica tassa indiretta di 50,58 euro su ogni utenza elettrica. Spiega il Messaggero oggi:

Il fondamento del canone non sarà di conseguenza il possesso. Anche perché inseguire la proprietà dei vari device – pc, smartphone, ipad, tv, etc etc- sarebbe assurdo. Bensì basterà essere intestatari di un contratto per la fornitura di energia elettrica per doverlo pagare. I tecnici sono già in grado di incrociare i dati e distinguere le varie tipologie suddividendo le utenze in base ai vari tipi di contratto (privato, commerciale,residente, non residente,etc). Tendenzialmente l’idea è che il titolare di un contratto paghi una volta sola. Non si esclude però l’ipotesi di un contributo aggiuntivo da calcolarsi in base al patrimonio o al reddito. Per fare questo i tecnici da più di un anno stanno lavorando a stretto contatto con le banche dati.
Non ci si baserà, come per Ici e Imu, sul concetto di prima o seconda casa ma sarà importante la distinzione tra case sfitte e case affittate. Le strade per riscuotere il “balzello” e spalmarlo sull’utenza erano due: legarlo alla fornitura dell’energia o alle abitazioni. Per correre la prima voleva dire sollevare l’opposizione dei fornitori. E già ieri il presidente di Assoelettrica Chicco Testa è insorto parlando di «gran pasticcio», perché «il consumatore non saprebbe più cosa sta pagando e noi non riusciremo più a fare il nostro mestiere». Scegliere la seconda strada, tassare in base alle abitazioni, avrebbe voluto dire mettersi contro ancora una volta i Comuni.Ma come e quanto tassare le case sfitte? E comestabilire l’equiparazione? In che tempi far partire la riforma?

Adusbef e Federconsumatori ricordano che “nella graduatoria dei balzelli più odiosi, non per niente il canone Rai continua ad essere il tributo più insopportabile odiato dal 46% degli italiani, seguito a lunga distanza dall’Imu (17%); dalla Tarsu (14%); dal bollo auto (13%); e perfino dall’Iva (10 %), figuriamoci se imposto sulle bollette, qualsiasi bolletta”. “Un conto – dicono – è combattere l’evasione del canone Rai altro è l’inammissibile obbligo di addossare nelle bollette dell’energia elettrica l’ennesima tassa di scopo, come quella del canone Tv anche a coloro che hanno la libertà di non voler possedere in casa un televisore. Il fatto di esigere il canone non già ai possessori di apparecchi televisivi, ma a chiunque abbia un’utenza elettrica ossia famiglie, imprese, uffici pubblici, condomini, pensionati, studenti e disoccupati, costituisce una evidente lesione di norme costituzionali ancora vigenti, che Federconsumatori ed Adusbef si riservano di impugnare davanti la Corte Costituzionale”. “È intollerabile – proseguono le due associazioni – questo tentativo di fare cassa sulle tasche delle famiglie, che sono libere di decidere se possedere o meno un televisore. Se la Rai vuole avere a disposizione più risorse faccia la sua parte: operi a tutto spiano tagli agli sprechi, ai privilegi, agli abusi e si concentri sull’offerta di un servizio pubblico di qualità. Questo iniquo balzello, per finanziare gli stipendi dorati di conduttori e dirigenti che sfornano un servizio pubblico diseducativo, parziale ed a volte indecente, con l’aggravante di spacciare ‘I Pacchi’ in prima serata, offrendo l’illusione e la scorciatoia dei facili guadagni ad intere generazioni di giovani, è immorale”.
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Cosa succede alla bolletta con il canone RAI

Anche le aziende di distribuzione non sembrano d’accordissimo. “E’ un errore – spiega il presidente di Assoelettrica Chicco Testa – considerare che chi è titolare di un contratto elettrico possieda anche una tv e viceversa”. E resta poi il problema di come fare “con gli uffici, o con gli esercizi commerciali: ci sono negozi che hanno la tv, altri che non ce l’hanno”. In più “non accettiamo che la bolletta, che già ha un 50% di voci non connessi alla fornitura di energia, possa contenere altre cose. Così la bolletta diventa un vagone pieno di cianfrusaglie, che trasporta di tutto e il consumatore non sa più cosa paga”.  Su Twitter l’Istituto Bruno Leoni fa sapere che con il canone RAI nella bolletta della luce si creerebbe un mostro giuridico, ricordando che aveva espresso la stessa opinione quando l’ipotesi era emersa lo scorso anno. “Agganciarla al servizio elettrico, la renderebbe un’imposta nascosta all’interno di una tariffa – dunque di una forma di prestazione patrimoniale diversa – che è il corrispettivo di un servizio che con la programmazione della Rai non c’entra nulla – sostiene il centro studi -. Ciò renderebbe più difficile per il contribuente capire quale sia la somma pagata a titolo di canone Rai e quale pagata per il consumo di elettricità. Sappiamo che lo Statuto del contribuente è come se non ci fosse, ma il principio di trasparenza, che in quella legge dello Stato viene invocato, dovrebbe valere a prescindere dal fatto che i governi ne abbiano sempre fatto carta straccia”. “Inoltre – prosegue l’Istituto -, l’occultamento del canone e la difficoltà conseguente nell’isolarlo rispetto al resto della bolletta renderebbe definitiva la presunzione di possesso dell’apparecchio ricevente: tutti quelli che hanno la luce pagheranno il canone. Una platea diversa e più vasta di quanto hanno una tv. Spetterà al contribuente dimostrare il contrario, sempre che si rammenti che nel pagare la corrente elettrica finanzia anche la Rai”.

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Gli abbonamenti al canone RAI regione per regione (La Repubblica, 5 ottobre 2015)