Economia

Codice Unico: la stretta sulle case vacanza e sugli affitti brevi

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Arriva il codice unico per identificare tutte le strutture ricettive e vengono rafforzati gli obblighi per il versamento delle imposte, compresa la tassa di soggiorno. Chi mette in locazione una casa e non pubblicherà il suo codice, che sarà raccolto in una nuova banca dati, rischia una multa da 500 a 5000 euro. Lo scrive oggi Il Messgero, che fa sapere che per quanto riguarda la cedolare secca del 21% sulle locazioni degli appartamenti che dal 2017 sono tenuti a riscuotere anche i colossi come Airbnb e Booking, viene stabilito che i soggetti residenti in Italia e parte dello stesso gruppo sono responsabili in solido dei versamenti.

In pratica, se la società che fa intermediazione immobiliare tramite un portale telematico non nomina un rappresentante fiscale, la norma prevede che «ai fini degli obblighi di versamento delle imposte sui contratti di breve durata» viene sancita «la responsabilità in solido, sotto il profilo fiscale, del soggetto residente nel territorio italiano facente parte dello stesso gruppo». Insomma per i grandi intermediari del web sarà più difficile sottrarsi al fisco tricolore.

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Affitti brevi e tasse, come funziona (Il Sole 24 Ore, 23 ottobre 2017)

Il governo per il momento non prevede comunque un aumento delle entrate. Nella relazione tecnica del provvedimento si afferma infatti che «in via prudenziale non si ascrivono effetti sul gettito». Per contrastare l’evasione della tassa di soggiorno, i comuni potranno poi verificare le presenze attraverso le informazioni che chi affitta una casa è obbligato a comunicare alla pubblica sicurezza. Questi dati saranno messi a disposizione dei comuni che hanno istituito l’imposta di soggiorno in forma anonima e aggregata attraverso l’Agenzia delle entrate.

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