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L’accusa di stupro a Ciro Grillo e la difesa di Parvin Tadjik

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Ieri Parvin Tadjik, moglie di Beppe Grillo, è stata sentita dai magistrati di Tempio Pausania nell’inchiesta in cui è coinvolto il figlio Ciro Grillo, 19 anni, nato dalla relazione con il comico e indagato insieme a tre amici – Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria – per una presunta violenza sessuale di gruppo, denunciata da una studentessa dopo una serata passata al Billionaire di Porto Cervo. Il Secolo XIX racconta la testimonianza della donna nel caso che vede coinvolto Ciro e che ha già visto scatenare le fantasie complottistiche della stampa italiana:

La sua versione dei fatti è importante soprattutto alla luce della conformazione del luogo in cui sarebbe avvenuto lo stupro: un appartamento di circa 80 metri quadri, che anni fa era stato frazionato in due parti. Nella prima dormivano i ragazzi: Ciro Grillo, i tre amici Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria (difesi dai legali Paolo Costa, Barbara Raimondo, e Gennaro Velle), la vittima e un’amica.

Nella seconda ha passato la notte Parvjn. A dividere queste due dependance, una tramezza. Fra gli accertamenti condotti nelle settimane scorse dai carabinieri, coordinati dal procuratore Gregorio Capasso, ci sono proprio le perizie fonometriche. È possibile, si chiedono gli investigatori, che nessuno quella notte abbia sentito niente?

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«Dormivo – ha ribadito sostanzialmente di fronte ai pm – non ho sentito niente di strano».

Di quel rapporto esistono anche due video, registrati da uno dei ragazzi. Filmati che per Laura Panciroli, avvocato della giovane, rappresentano un atto di accusa; ma per i difensori dei ragazzi sono al contrario la dimostrazione che quella notte non si è consumata una violenza, ma un rapporto di gruppo consenziente. Il nodo cen
trale delle indagini riguarda soprattutto una dichiarazione della ragazza: «Ero completamente ubriaca, hanno continuato a farmi bere anche dopo l’uscita dalla discoteca».

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