Economia

Di Maio e la logica sbagliata delle chiusure domenicali

orari negozi

Nella mente superfissa dei penta grillini tener chiusi i negozi la domenica e durante i festivi può migliorare le condizioni dei lavoratori e, magari, offrire un po’ di sostegno agli esercizi commerciali più piccoli, che faticano di più a reggere la concorrenza dei perfidi centri commerciali. Si tratta di una fallacia logica, che potrebbe avere effetti recessivi non da poco in un paese già caratterizzato da scarsa crescita economica e ridotti livelli occupazionali. Come ricordato dall’ Istituto Bruno Leoni  «L’evidenza economica a oggi disponibile presenta la possibilità di aprire la domenica come: positiva per l’efficienza delle imprese, positiva per le prospettive occupazionali e positiva per i servizi resi ai consumatori» .

L’inganno della spesa che si sposta

Il primo e più rilevante inganno riguarda l’invarianza del fatturato rispetto alle chiusure nei festivi: se i negozi sono chiusi alla domenica, i consumatori effettueranno i propri acquisti durante gli altri giorni della settimana. Questo assunto potrebbe al limite valere per alcuni beni di prima necessità, ma è certamente falso per tutti i consumi non indispensabili, che si realizzano solo perché le aperture nei festivi li rendono possibili: il pane e la pasta, se non puoi comprarli alla domenica fai in modo di acquistarli in settimana, lo shopping estemporaneo e il pasto nel food court del centro commerciale sono opportunità di consumo che la chiusura forzata con molta probabilità farà sparire danneggiando sia gli acquirenti che i venditori. Tra le evidenze riscontrate da Christos Genakos e Svetoslav Danchev nello studio “ Evaluating the Impact of Sunday Trading Deregulation”  CEP Discussion Paper No 1336 del marzo 2015, si registra una crescita del fatturato a seguito della deregolamentazione degli orari di apertura. 

Sebbene l’aumento delle ore lavorate comporti anche un aumento dei costi variabili, gli autori evidenziano come d’altro canto i costi fissi possano essere ammortizzati su un fatturato maggiore e come in generale, la possibilità di testare la convenienza delle aperture nei festivi costituisca una opportunità positiva per le imprese. Dunque è falso che sia indifferente o inutile tenere aperti i negozi alla domenica, come peraltro la logica elementare suggerirebbe, visto che operatori privati e razionali ad oggi trovano conveniente svolgere quest’attività. Se viene meno l’ipotesi di traslazione della spesa verso i giorni lavorativi, cade anche l’idea che il sacrificio dei lavoratori nei festivi sia ingiusto e ingiustificato e che, dunque, le chiusure domenicali possano essere considerate una misura di tutela del diritto al riposo di questi ultimi. In realtà, tale diritto viene difeso garantendo ai lavoratori il rispetto delle condizioni contrattuali che prevedono già i turni, i giorni di riposo e gli incrementi di retribuzione per il lavoro in giorni festivi, oltre al diritto a rifiutare di lavorare in tali giorni per categorie e condizioni specifiche, come genitori di bambini molto piccoli.

I risvolti per l’occupazione

Un altro elemento che sembra sfuggire alla logica superfissa dei nostri apprendisti stregoni della politica economica riguarda i risvolti occupazionali: ridurre gli orari di apertura comporterà inevitabilmente un fabbisogno minore di lavoro, dunque la nobile intenzione di garantire il meritato a riposo a chi ha già un lavoro, avrebbe la non trascurabile conseguenza di precludere delle opportunità a chi invece non ha un lavoro stabile. Secondo l’ultima rilevazione Istat disponibile sui trend di composizione dei lavoratori dipendenti tra permanenti vs a termine, si può osserviamo una chiara tendenza verso l’aumento della seconda categoria che, assieme ai lavoratori indipendenti, risulta più esposta ai rischi derivanti da una contrazione della domanda di lavoro, come quella che verrebbe originata dalla limitazione alle aperture durante i giorni festivi.

chiusure domenicali negozi

 

Per avere un’idea di quali sono le grandezze in gioco possiamo fare riferimento alle elaborazioni CGIA (dati Eurostat e Istat), secondo le quali gli occupati che lavorano nei festivi sono 4.7 milioni di cui 3,4 come dipendenti.

chiusure domenicali
I numeri del lavoro domenicale (Corriere della Sera, 10 settembre 2018)

 

Inoltre, volendo inquadrare la situazione occupazionale complessiva del nostro paese, possiamo osservare come l’Italia registri un tasso di occupazione del 58.2%, di 10 punti inferiore alla media dei paesi OECD tra i quali si colloca al terz’ultimo posto, seguita solo da Grecia e Turchia.


Volendo riassumere, considerando che i trend più recenti vedono una crescita della componente dei lavoratori dipendenti a termine rispetto a quelli permanenti, l’idea di ridurre la domanda di lavoro inserendo limitazioni alle aperture degli esercizi commerciali durante i festivi avrebbe con ogni probabilità effetti negativi sull’occupazione, penalizzando peraltro le categorie di lavoratori più deboli.

Sui costi della demagogia

Provando a trarre qualche conclusione, si può dire che

la tutela del riposo dei lavoratori sia una foglia di fico volta a mascherare l’intento di penalizzare gli operatori più grandi e competitivi a beneficio dei più piccoli: i diritti dei lavoratori sono infatti tutelati dalla normativa che disciplina le condizioni contrattuali in merito ai turni, i giorni di riposo, gli incrementi di retribuzione per il lavoro in giorni festivi, oltre al diritto a rifiutare di lavorare in tali giorni per categorie e condizioni specifiche.
• l’evidenza empirica disponibile conferma gli effetti positivi della deregolamentazione degli orari di apertura sull’occupazione in primis e, in misura parziale, sul fatturato delle aziende coinvolte
• Le chiusure domenicali, se mai applicate, avranno l’effetto di ridurre i consumi, con danno per gli acquirenti e per i venditori e di colpire la domanda di lavoro, danneggiando l’occupazione; entrambi i fenomeni contribuiranno a rallentare la crescita economica del nostro paese, che è già di per sé asfittica.

Massimo Famularo è su Twitter qui: @massimofamularo 

 

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