Politica

Chi ha spinto Salvini a rompere con il M5S?

federico arata giorgetti salvini sparata grossa 500 mila rimpatri - 1

Chi ha portato Salvini a rompere in agosto per ritrovarsi fuori dal governo e anche dalle trattative per le elezioni? Il retroscena di Francesco Verderami sul Corriere della Sera, che oggi, come in millemila altre occasioni, parte dalla santa e venerabile figura di Giancarlo Giorgetti, racconta una storia che vede un buono (indovinate chi? Giorgetti) e tanti cattivi del calibro di Claudio Borghi (ovvero, i parlamentari leghisti vicini a Salvini che non stanno simpaticissimi a Giorgetti). Secondo la narrazione il sottosegretario voleva chiudere a luglio quando ci sarebbe stato tempo per le elezioni, mentre Salvini ha sbagliato:

L’eclissi del sottosegretario alla Presidenza è il suo cellulare che squilla a vuoto. Sono i vani tentativi del governatore lombardo di parlargli in vista delle riunioni preparatorie per l’Olimpiade di Milano e Cortina. È la sua assenza alle consultazioni al Quirinale. Lì dove era salito in luglio per parlare con Mattarella, e non solo per spiegargli che si tirava fuori dalla corsa per la Commissione europea.

Allora — raccontano fonti autorevoli — Giorgetti aveva preannunciato al capo dello Stato che l’esperienza del governo gialloverde stava per consumarsi, e d’intesa con il segretario del partito aveva delineato un percorso che faceva prevedere una deadline dell’esecutivo in settembre. Invece Salvini ha precipitato tutto in agosto.

giorgetti bagnai borghi

Come sempre nelle favole, il Buon Giorgetti prima di tutto aveva previsto ogni cosa e poi aveva anche detto a Salvini come sarebbe finita, ma il segretario ha dato retta ad altri. Chi?

Per il bene del partito si augura di sbagliare, ma teme l’avverarsi della profezia che aveva confidato a Salvini quando all’inizio dell’estate lo invitava a staccare la spina a Conte: «Matteo, i nostri avversari si stanno organizzando. Non ti faranno fare le elezioni la prossima primavera». Non tutti erano d’accordo nella Lega. Nell’ultima riunione, prima del vertice di Salvini al Viminale con le parti sociali, il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, aveva detto: «Occhio, che in giro la gente non è preparata alla crisi».

La risposta di Borghi fu sferzante: «Frequento altri tipi di mercati, e quelli dicono che dobbiamo rompere». Ma in politica i tempi sono decisivi, e il tempo giusto era passato, nonostante la Bongiorno insistesse con Salvini: «O molliamo, o do le dimissioni».

Che bella favola, la politica italiana, vero?

Leggi anche: Il video coreano dell’assemblea M5S che applaude Di Maio