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La storia dei centri massaggi cinesi che diffondono il coronavirus

Secondo il consigliere comunale M5S di Roma Angelo Diario i giornali che parlano della “pista” dei centri massaggi gestiti da cinesi hanno abboccato a una bufala. In realtà esiste un articolo precedente che parla, in maniera niente affatto circostanziata, della possibilità che il coronavirus sia passato anche da lì. Ma non ci sono elementi concreti oltre ad un diffuso sentimento di diffidenza nei confronti dei cittadini cinesi

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Ancora non si trova il “paziente zero” che ha dato via alla sequenza di contagi di coronavirus in Lombardia e in Veneto. Ad un certo punto ieri si è ipotizzato che i due focolai epidemici di Codogno e Vò Euganeo, fin’ora ritenuti distinti, potessero essere collegati da un caso comune, un agricoltore di Albettone (Vicenza) che frequenta abitualmente il paese del padovano e che nelle settimane scorse era stato a Codogno. Ma i test tampone hanno dato esito negativo.

La bufala messa in giro da Saolini non è la fonte degli articoli pubblicati sul coronavirus e i centri massaggi

Il solito troll Gian Marco Saolini ne ha approfittato per pubblicare (alle 12:18 di ieri 24 febbraio) un video in cui impersona un improbabile “paziente zero” che esce allo scoperto e confessa di essere stato lui ad aver dato il via al contagio spiegando di essere un fantomatico cliente di un centro massaggi “di quelli dove fanno l’happy hending” a Milano dove “le persone che lavoravano all’interno dei centri massaggi iniziavano a star male e chiudere”.

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Una trollata, ovviamente. Difficile che qualcuno ci abbia creduto visto che il fantomatico “paziente zero” Saolini fa sapere di aver fatto un tour dei centri massaggi cinesi in Puglia, in Campania e anche in Sardegna. Tanto più che ormai quasi nessuno ci casca alle fake news inventante dal Saolini. Eppure secondo il consigliere comunale romano del M5S Angelo Diario, Presidente commissione “Sport, benessere e qualità della vita”, invece i giornali ci sono cascati eccome. Diario condivide una riflessione dell’attore Francesco Perciballi, che attribuisce il “merito” della notizia proprio all’amico Saolini.

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Quali? Il Messaggero ad esempio, che in un articolo pubblicato ieri pomeriggio riportava la notizia che per il corona virus c’è l’ipotesi del centro massaggi cinese come “epicentro” del contagio. Nell’articolo di Mauro Evangelisti si fa l’ipotesi che un centro massaggi regolare, “gestito da cinesi in zona Malpensa”possa essere il centro di diffusione del coronavirus perché vi sarebbero passati “sia i due turisti di Wuhan ricoverati allo Spallanzani, sia i quattro di Taiwan che, tornati a Taipei, hanno scoperto di essere positivi”. I due turisti cinesi sono i due sessantenni arrivati in Italia il 21 gennaio e ricoverati a Roma a fine mese. Nulla si dice invece rispetto ad un possibile contagio dei cittadini italiani della zona di Codogno.

Ma c’è davvero un’indagine sui centri massaggi cinesi e il coronavirus?

Ma a dimostrare che la fonte della notizia non è il troll Saolini c’è questo articolo di Libero del 23 febbraio (ovvero il giorno prima della bufala inventata da Saolini) in cui si parla di quello che “nessuno osa dire” ovvero dell’ipotesi che «l’untore in Lombardia e Veneto viene dai “centri massaggi” cinesi».  L’idea dei centri massaggi gestiti da cittadini cinesi come possibile “veicolo” dei contagi del resto circola – in forma di battuta – sulle chat di mezza Italia. Ma da qui a dire che è davvero così ce ne corre.

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Libero però non è la fonte di questa notizia. La fonte è questo articolo di Quotidiano.net (il sito del gruppo Quotidiano Nazionale che comprende Resto del Carlino, il Giorno e la Nazione) pubblicato nella mattina del 23 febbraio dove si parla di “psicosi nelle case del sesso” e della notoria mancanza di controlli negli appartamenti dove si pratica la prostituzione. Naturalmente a causa della diffusione di COVID-19 il potenziale cliente magari evita quelli dove lavorano ragazze “orientali” (sulla cui cittadinanza e provenienza il cliente nulla sa, ammesso che se ne interessi davvero). Nell’articolo si legge che un anonimo ispettore fa notare come «tanti centri, ad esempio in Veneto, già dalle vacanze di Natale hanno chiuso le saracinesche. Psicosi da coronavirus? Può essere. Ma sono aumentati molto anche i controlli. Di solito chi lavora qui è regolare, i tempi di permanenza da noi sono medio-lunghi. Anche se le ragazze cambiano spesso, passano da una città all’altra. Il vero problema sono le case».

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Quindi quello che sappiamo è che durante le vacanze diversi centri massaggi dove si praticava illegalmente la prostituzione hanno chiuso i battenti, ma non sappiamo perché: se per via dei controlli, per via del coronavirus (ma all’epoca non rappresentava ancora un vero problema sanitario nemmeno in Cina visto che il governo ha minimizzato a lungo il problema), perché si sono spostate in altre città oppure perché le lavoratrici sono tornate in Cina per il capodanno cinese. Se c’è un’indagine sanitaria sui centri massaggi questo non lo sappiamo. Che ci siano indagini volte a scardinare il business dello sfruttamento della prostituzione invece non è certo una novità dovuta al coronavirus. In Veneto sono stati eseguiti i test su 8 cittadini cinesi di Vò Euganeo che si supponeva potessero essere i pazienti zero. I test sono risultati negativi.

Foto copertina via Pixabay

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