Opinioni

Cento giorni di Peppitudine

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Oggi sono novantotto. Ieri erano 97, e li ha contati il MoVimento 5 Stelle di Parma. Sono i giorni passati da quando Federico Pizzarotti ha inviato le sue controdeduzioni a Beppe Grillo dopo la sospensione per non aver informato i vertici dei 5 Stelle dell’avviso di garanzia pervenutogli a causa della vicenda del Teatro Regio di Parma. Tra quarantott’ore saranno quindi cento giorni che Grillo, come hanno detto i vertici del direttorio, deve decidere su Pizzarotti perché «è tutto in mano a lui», nonostante il regolamento dica altro. Nel frattempo alcuni consiglieri parmensi si sono autosospesi dal M5S in solidarietà con il sindaco ma nessuno ha dato ancora una risposta al primo cittadino di Parma, trattato come un appestato in tante occasioni dai grillini perché ha l’ardire di dire quello che pensa (anche se a volte non pensa molto a quello che dice).

Dipende da che parti guardi il mondo, giusto Luigi di Maio e Beppe Grillo?
Forse i cattivi siamo noi, consiglieri comunali di Parma, auto sospesi in attesa di una risposta da 27 giorni. E si che le domande non erano difficili e nemmeno complicate! Basterebbe applicare le regole scritte, in modo chiaro e serio.
Più cattivo ancora deve essere Federico Pizzarotti, che ha inviato le contro deduzioni 97 giorni fa ed ancora non ha ricevuto risposta. Le avrete letto almeno una volta, immaginiamo anche due, cosa vi impedisce di rispondere?
Eppure in diretta tv ad una trasmissione di Vespa, ad una specifica domanda sui tempi di risposta “30, 60, 90 giorni?” tu stesso Luigi hai dichiarato “ma no, ma no, siamo seri…, il tempo di esaminarle e risponderemo”.
Quindi?
Anche la serietà dipende da che parte la si guarda?

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Lo status del M5S Parma sulla sua pagina FB

Perché Beppe non ha ancora cacciato giudicato Pizzarotti? . A fine maggio avevano preso a circolare voci sul fatto che tra Pizzarotti e il M5S fosse tornata la pace. Non più minacce e risposte piccate, semplicemente silenzio. La ragione per questo cambio di strategia può essere solo una: i vertici del Movimento hanno imparato la lezione di Napoli e Roma (in due occasioni) dove i giudici hanno sentenziato per il reintegro alcuni candidati e attivisti espulsi prima delle amministrative. La paura dei 5 Stelle è che Pizzarotti possa ottenere un reintegro usando le stesse armi (giuridiche) degli espulsi dell’epoca. Per questo è finito in stand by anche l’aggiornamento del Non Statuto e del Regolamento annunciata il 20 luglio e che sarebbe dovuta partire il 25: sempre problemi legali.
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È probabile che alla fine questa storia veda la sua fine subito dopo il 25 settembre, giorno di chiusura di Italia 5 Stelle a Palermo. Forse proprio in quell’occasione gli iscritti saranno chiamati a votare uno statuto e un regolamento che non hanno in alcun modo discusso. Poi Beppe sarà libero di cacciare giudicare Pizzarotti. Intanto però ben più che cento giorni di Peppitudine passeranno senza risposta alla giunta di Parma, che a questo punto nemmeno sa di che morte debba morire. Così si trattano i sudditi, non i cittadini. Ma è un dettaglio che tra i dirigenti 5 Stelle non interessa a nessuno.