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I cellulari, il cancro e il legame con il neurinoma

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Ieri abbiamo parlato della sentenza del tribunale di Ivrea su un uomo affetto da neurinoma che ha condannato l’INPS a corrispondergli un vitalizio di 500 euro. La sentenza riconosce in sostanza «la piena plausibilità dell’effetto oncogeno delle onde elettromagnetiche dei cellulari». Ma il legame tra cellulare e tumori e telefonini e cancro non è stato finora provato dalla scienza.

Cellulari e tumori, il legame con il neurinoma

Nel 2012, la Cassazione riconobbe un analogo danno professionale a un dirigente di Brescia, Innocente Marcolini. In quel caso c’era stata una lunga battaglia giudiziaria, iniziata con l’assoluzione. Ora invece si è ottenuto il riconoscimento del nesso di causa già in primo grado. Nel 2014 fu poi intentata una causa al Tar del Lazio per obbligare il governo a lanciare una campagna d’informazione sui rischi dei cellulari, ancora in attesa di giudizio.

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Cellulare e cancro, le cifre e gli studi (Corriere della Sera, 21 aprile 2017)

La posizione scientifica più autorevole arriva nel 2011 dalla Iarc. L’agenzia ONU che si occupa di cancro inserisce le radiazioni emesse dai cellulari nella categoria degli elementi «possibilmente cancerogeni per l’uomo». Nel gruppo ci sono sostanze per le quali la certezza del rischio è solo «limitata». Questo vuol dire che negli animali da laboratorio c’è «sufficiente evidenza di un effetto cancerogeno», mentre gli studi sugli uomini offrono solo «un’evidenza insufficiente». Gli esperti dell’agenzia di Lione avvertono che un possibile rischio esiste, ma ammettono di non avere abbastanza elementi per capire quanto sia grande. Daniela Minerva su Repubblica di oggi spiega però che non c’è alcuna certezza sulla relazione anche se questo diventa una verità in tribunale:

Spunta sempre una perizia, che si basa su qualche studio dagli incerti confini; spunta un medico che giura e stragiura che la sua cura funziona, con l’immancabile sfilata di malati che sperano (e cos’altro potrebbero fare). Mai con una ratio precisa. Mai con uno studio definitivo. Perché spesso i lavori scientifici si muovono sul crinale della probabilità, suggeriscono cause e correlazioni che poi dovranno essere accertate da altri studi. La scienza è così: accumula conoscenze, smentite e conferme; e solo dopo anni arriva, se ci arriva, alla sua verità.
Portare uno dei tasselli in un tribunale, così come portare un malato che, per un giorno, si sente meglio è chiedere una sentenza sul nulla. Basterebbe che i giudici arruolassero team qualificati, ovvero riconosciuti come tali da tutta la comunità scientifica, e che basassero le loro sentenze su dati scientifici inoppugnabili. Ma non accade: il parere di un perito vale come quello di un altro. Non è così. La scienza ha le sue verità, costruite con fatica. Basta chiedergliele. E se non ci sono, accettare il verdetto:non lo sappiamo.

Cellulari e tumori, cosa dicono le ricerche

Sempre su Repubblica Elena Dusi discute le affermazioni della perizia di parte presentata al tribunale e firmata da Angelo Gino Levis, che cita soprattutto le ricerche di Lennart Hardell, un oncologo dell’Ospedale universitario di Orebro, in Svezia, che negli anni ha pubblicato vari studi in cui dimostra «il costante aumento di gliomi e di tumori del nervo acustico, soprattutto dal lato della testa con cui si è esposti al cellulare».

«Gli studi più rassicuranti — denuncia Levis, professore in pensione di Mutagenesi ambientale all’Università di Padova — sono stati finanziati dalle aziende produttrici di cellulari». Interphone, costato in tutto 19,2 milioni di euro, ha ricevuto 5,5 milioni da fonti industriali, principalmente (3,5 milioni) dal Mobile Manufacturers Forum e dalla Gsm Association. «Ma non c’è nulla di sospetto in questo», obietta Diego Serraino, responsabile dell’Epidemiologia oncologica al Cro di Aviano.
«La maggior parte degli studi scientifici oggi ricevono fondi dalle industrie senza che abbiano la possibilità di influenzare i risultati. È normale che un’azienda sia interessata a sapere se i suoi prodotti fanno male». Scevra da ombre è l’ultima ricerca, in ordine di tempo, condotta dal National Toxicology Program americano sui topi. Nel 2016 ha dimostrato un leggero aumento dei tumori al cervello e al cuore. L’effetto è stato notato solo sui roditori maschi. Le ragioni, ancora una volta, sono oscure.

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Lo spettro delle radiazioni (La Stampa, 21 aprile 2017)

Su queste basi, nel 2011, l’Oms ha classificato i campi elettromagnetici come ‘possibili cancerogeni’ nel gruppo 2b, lo stesso del caffè e dei sottaceti. “Nel mondo occidentale non c’è nessuna prova scientifica che vi sia un nesso tra l’uso del telefono cellulare e lo sviluppo di un tumore al cervello”, afferma il professore di neurochirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma Alessandro Olivo. E a sfavore dell’ipotesi indica il fatto che “nonostante l’incremento esplosivo dell’uso dei cellulari negli ultimi 15 anni, non c’è stato un aumento dei tumori cerebrali, né benigni, né maligni”.

Leggi sull’argomento: La sentenza sul neurinoma: «L’uso scorretto del cellulare causa il tumore al cervello»