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La sentenza sul neurinoma: «L'uso scorretto del cellulare causa il tumore al cervello»

“Per la prima volta una sentenza riconosce un nesso tra l’uso scorretto del cellulare e lo sviluppo di un tumore al cervello”. Lo annunciano gli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone, dello studio legale torinese Ambrosio e Commodo. Il Tribunale di Ivrea ha infatti condannato l’INAIL a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale al dipendente di una azienda cui è stato diagnosticato il tumore dopo che per 15 anni ha usato il cellulare per più di tre ore al giorno senza protezioni. Il dipendente lavorava in Telecom, si chiama Roberto Romeo e si era ammalato di neurinoma.

«L’uso scorretto del cellulare causa il tumore al cervello»

“Per fortuna si tratta di un tumore benigno, ma comunque invalidante. Ho subito l’asportazione del nervo acustico e oggi non sento più dall’orecchio destro”, dice lui oggi all’agenzia AGI. Il consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice del Lavoro di Ivrea ha riconosciuto un danno biologico permanente del 23%, condannando l’INAIL al pagamento di un’indennità di circa 500 euro al mese per tutta la vita della vittima. “Ero obbligato a utilizzare sempre il cellulare per parlare con i collaboratori e per organizzare il lavoro – racconta l’uomo -. Per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate anche di venti e trenta minuti, a casa, in macchina. Poi ho iniziato ad avere la continua sensazione di orecchie tappate, di disturbi all’udito. E nel 2010 mi è stato diagnosticato il tumore. Ora non sento più nulla dall’orecchio destro perché mi è stato asportato il nervo acustico”. A questo link trovate la posizione dell’OMS sul tema.

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Il sito Neurinomi.info dello studio legale che si è occupato del caso

La sentenza sul neurinoma

La sentenza, resa nota oggi dagli avvocati, è dello scorso 30 marzo. Il giudice del lavoro del Tribunale di Ivrea, Luca Fadda, riconosce che il tumore, benigno ma invalidante, contratto dall’uomo è stato causato dall’uso scorretto del cellulare. “Speriamo che la sentenza spinga ad una campagna di sensibilizzazione, che in Italia non c’è ancora”, afferma l’avvocato Stefano Bertone. “Come studio – aggiunge – abbiamo aperto il sito www.neurinomi.info, dove gli utenti possono trovare anche consigli sull’utilizzo corretto del telefonino”. Sul sito sono presenti dieci accorgimenti per un utilizzo proprio del cellulare:

– Usa l’auricolare per diminuire l’effetto delle onde elettromagnetiche sulla tua testa (no blue-tooth) oppure usa il viva voce: l’intensità del campo elettromagnetico diminuisce con l’aumentare della distanza!
– Evita numerose telefonate, e limitane drasticamente la durata (alcuni minuti); quando fai una chiamata aspetta che ti rispondano prima di avvicinare il cellulare all’orecchio (ma dovresti avere l’auricolare…).
– Telefona quando c’è pieno campo (tutte le “tacche”) altrimenti il tuo cellulare aumenta e anche di moltissimo, la potenza delle emissioni sul tuo orecchio e all’interno del tuo cranio. Per lo stesso motivo, evita le chiamate nei mezzi in movimento auto, treno, autobus, ecc. e in luoghi come cantine, sotterranei, ecc..
– Durante la notte non tenere il cellulare acceso sul comodino o sotto il cuscino, le onde elettromagnetiche disturbano il sonno; non ricaricarlo vicino al letto!
– Durante il giorno non tenere il telefonino acceso in tasca o a contatto con il corpo: appena puoi riponilo sul tavolo, negli indumenti appesi, nella borsa o nello zaino. Quando ti muovi, disattivalo mettendolo in modalità aereo, così come tutte le volte che non serve. Meglio ancora: spegnilo.
– Non tenere il cellulare acceso negli ospedali o dove sono presenti apparecchiature elettromedicali, sugli aerei ed in presenza di persone con dispositivi quali pacemaker o apparecchi acustici.
– Al cinema, a teatro, tieni il cellulare spento e utilizza l’opzione segreteria. Il cellulare a scuola è vietato.
– L’uso del cellulare da parte dei minori deve essere vietato e, qualora ammesso per ragioni eccezionali, essere limitato alle chiamate di emergenza. Lo stesso vale per le mamme in attesa!
– Quando acquisti un cellulare nuovo informati sul livello delle sue emissioni: SAR in Watt/kg e intensità di campo elettrico in V/m.
– All’interno degli edifici il cellulare aumenta la sua potenza di emissione: nei luoghi chiusi usa sempre la rete telefonica fissa (non il cordless).

Il professor Angelo Levis nella consulenza prestata in tribunale a Ivrea ha scritto che “Sulla base dei criteri elencati nel preambolo delle monografie della Iarc, le emissioni a Rf/Mo dei telefoni mobili (cellulari e cordless) dovrebbero essere classificate nel gruppo 1 dei sicuri cancerogeni per l’uomo”. Levis ha depositato in tribunale una memoria per conto dello studio legale Ambrosio & Commodo, che ha assistito il ricorrente. Il documento richiama le conclusioni di numerosi autori, fra cui Lennart Hardell e la sua squadra di collaboratori del dipartimento di oncologia dell’Università di Orebro, in Svezia. “E’ urgente – scrive Levis – la revisione delle attuali linee guida finalizzata alla fissazione di limiti di esposizione realmente cautelativi”. “I risultati – osserva – delle indagini epidemiologiche caso-controllo, delle pooled analyses e delle metaanalisi di Hardell e di altri autori, comprese quelle di chi scrive, non lasciano dubbi circa l’esistenza di un rapporto causa-effetto tra esposizione abituale e per lungo tempo ai telefoni mobili (Tm – cellulari e cordless, analogici e digitali) e rischio – almeno raddoppiato e statisticamente significativo al 95% di probabilità – di tumori ipsilaterali alla testa: gliomi cerebrali, meningiomi e neurinomi acustici”.

Cosa dice l’AIRC su cellulari e tumore

L’Associazione Italiana per la ricerca contro il cancro sul suo sito spiega che “il rischio cancerogeno potenziale dovuto all’esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza” esiste, ma la valutazione non è così lampante, citando i dati di un’analisi compiuta da scienziati esperti di radiazioni elettromagnetiche nel 2011:

I risultati di questa analisi approfondita sono stati pubblicati in una monografia della IARC e sulla rivista The Lancet Oncology il primo luglio.
Il gruppo di lavoro “ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come possibilmente cancerogeni per gli esseri umani (gruppo 2B), in base a un aumentato rischio di sviluppare un glioma, un tumore maligno del cervello, associato all’uso di telefoni senza fili”.
Per comprenderne il significato è importante chiarire che cosa significano i termini utilizzati. Il gruppo 2B comprende i cosiddetti “possibili” cancerogeni: si tratta di un ampio insieme di sostanze e agenti sotto osservazione, che attualmente non sono ritenuti né cancerogeni “probabili” (gruppo 2A), né cancerogeni “certi” (gruppo 1). Per mettere le cose in prospettiva, il gruppo 2B comprende anche il caffè.
È importante anche notare che i tumori al cervello e al sistema nervoso sono estremamente rari: la bassa incidenza a livello mondiale, attestata sui 3,5 casi ogni 100.000 abitanti, rende gli studi particolarmente incerti. Tuttavia, data la bassissima incidenza, anche un eventuale aumentato rischio comporterebbe a livello individuale un incremento minimo della probabilità di sviluppare un tumore di questo tipo. La segnalazione della IARC ha un significato in termini di salute pubblica, dal momento che gli utilizzatori di cellulari al mondo sono stimati in circa 5 miliardi o una persona su due.
Le conclusioni indicano la strada che sta seguendo IARC: per comprendere meglio l’entità del rischio, si deve “monitorare attentamente l’associazione fra l’uso dei telefoni cellulari e il rischio di tumore (…) conducendo ulteriori ricerche a lungo termine in particolare sugli utilizzatori forti dei telefoni cellulari”.
Ad esempio, uno studio svolto l’anno dopo in Danimarca dopo l’uscita della monografia della IARC non ha trovato alcuna correlazione tra l’aumento dei tumori del sistema centrale nervoso e l’uso dei telefoni cellulari, ma è necessario continuare a studiare nel tempo gli effetti di questa abitudine.

Anche Innocente Marcolini aveva fatto causa all’INAIL per la vicenda vedendosi riconosciuto un risarcimento fino in Cassazione.