Economia

La cedolare secca sui redditi degli immobili commerciali

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Il governo vuole introdurre dal 2019 una cedolare secca sui redditi da locazione degli immobili commerciali. Un provvedimento che si rivolge agli oltre 770mila immobili commerciali che ad oggi non risultano locali, e che vuole stimolarne il ritorno sul mercato facendo risparmiare i proprietari sulle tasse. Tra calo dei canoni e peso del prelievo ordinario, oggi in molti quartieri delle città italiane l’affitto di un negozio rende meno rispetto a quello di una casa, come emerge dalle elaborazioni del Sole 24 Ore del lunedì su dati Nomisma. A Milano, ad esempio, l’affitto di un trilocale-tipo in zona semicentrale – una volta versate cedolare, Imu e Tasi – lascia al proprietario 6.603 euro annui. Che per un negozio di caratteristiche similari con la tassazione ordinaria scendono a 5.555 euro: meno di metà del canone lordo (con ancora da pagare spese condominiali e di manutenzione). Applicando la sostitutiva al 21%, per lo stesso locale la cifra salirebbe a 7.905 euro. Un incremento di marginalità che – per i sostenitori della cedolare – favorirà le nuove locazioni e rilancerà l’investimento nel commerciale.

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Gli immobili commerciali in Italia (Il Sole 24 Ore, 24 settembre 2018)

L’obiettivo è applicarla solo ai nuovi contratti, così da azzerare il costo per l’Erario, altrimenti stimato a 900 milioni. Tra il 2015 e il 2017 il numero di nuovi contratti non abitativi è rimasto stabile, poco sotto 370mila, e il successo della cedolare si misurerà sui futuri incrementi. Il contratto commerciale ha vincoli maggiori di quelli abitativi, a partire dalla durata (6+6) e dall’indennità di avviamento. Almeno nei centri maggiori, comunque, il margine è interessante.

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