Economia

Il Decreto Dignità fa crescere il turnover dei precari

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Il Decreto Dignità comincia a fare i suoi primi effetti nel mercato del lavoro. E, com’era prevedibile, quelli a breve termine sono quelli immaginati nelle previsioni dell’INPS contestate all’epoca da Di Maio. Racconta oggi Repubblica che le associazioni territoriali delle imprese, in ogni angolo d’Italia hanno messo intorno al tavolo giuslavoristi e avvocati per aiutare le aziende a districarsi con le nuove norme. E la parola d’ordine degli esperti è stata quasi sempre la stessa: “principio di precauzione”. Ovvero, visti la reintroduzione delle causali, le incertezze delle norme transitorie e i nuovi limiti di durata dei contratti a tempo determinato (da 36 a 24 mesi), meglio lasciarli scadere e, semmai, sostituirli con altri contratti a termine. E in ogni caso allinearli da subito al tetto dei due anni. Il tutto, almeno a parole, per scongiurare derive dei contenziosi. Insomma, l’esatto contrario dell’obiettivo sbandierato dal vicepremier e ministro Luigi Di Maio: frenare il lavoro precario e incentivare i contratti a tempo indeterminato.

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I contratti di lavoro a tempo determinato e indeterminato (La Repubblica, 24 settembre 2018)

Spiega il quotidiano che ancora non esistono dati d’insieme (il provvedimento è entrato in vigore a luglio), ma i segnali che arrivano confermano l’emergenza. L’ultimo in ordine di tempo da Trieste, dove la Flex (azienda elettronica della multinazionale americana Flextronics) ha “pareggiato” tutti i 237 contratti a termine (su un totale di 650 dipendenti diretti) portandoli a scadenza il 31 gennaio 2019. Del caso si occuperà una riunione con sindacati, impresa e Regione convocata per il 3 ottobre al ministero dello Sviluppo Economico, quando dunque Di Maio toccherà con mano per la prima volta gli effetti del suo decreto.

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