Opinioni

C'è veramente bisogno di regole per internet?

C’è veramente bisogno di regole per Internet?
La domanda non è certo nuova ed è anche ricorrente. Perché c’è sempre qualcuno che vuole normare, disciplinare, regolare, ingarbugliare: anche Internet, classicamente allergica alle regole.
Eppure…
Facciamo il punto della situazione sulle più importanti iniziative per regolare in qualche modo la Rete.
L’art. 21 bis in Costituzione, fortemente voluto da Stefano Rodotà, “Internet per tutti e senza limiti” in estrema sintesi. Per il momento non se n’è fatto nulla, rimane un disegno di legge della passata Legislatura che non so se sia stato ripresentato (e neppure mi interessa, per la verità). Ma non credo debba avere priorità, vista anche la sua sostanziale inutilità a fronte di quanto già scritto all’art. 21 per tutti i mezzi di comunicazione.
Internet Bill of Rights, una vera e proprio “Carta dei diritti” telematici, caldeggiata da Laura Boldrini (e anche da Rodotà) proprio come vertice della Camera. Sono in corso le consultazioni.
In Italia, probabilmente, non c’è la cultura delle consultazioni pubbliche. Siamo un popolo di sudditi, lo sappiamo.
Di certo, però, se certe consultazioni pubbliche finiscono col diventare passerelle personali – peraltro anche per improbabili e sconosciuti “esperti della Rete” – ne potremmo fare volentieri a meno, impegnando meglio le nostre già scarse risorse.
Incidentalmente, tutti (o quasi) i diritti inseriti nella Carta sono già presenti nel nostro ordinamento, basta saperli trovare. C’è qualcuno che, ancora, ricama sul diritto all’oblio quando l’anno scorso la Corte di Giustizia EU ha sancito che esiste, punto e basta. What else?
Da ultimo, un altro “bis”, un’altra promozione da supermercato, un’altra iniziativa “che viene dal basso”: l’art. 34 bis Cost., vale a dire Internet come diritto (sociale?). E perché non anche il megafono o pure il piccione viaggiatore?
Perché mai Internet, straordinario mezzo (appunto; “mezzo”) di eguaglianza sociale dovrebbe stare su un piedistallo, in una posizione privilegiata addirittura nella Costituzione?