La macchina del funky

Casson tratta con il MoVimento 5 Stelle a Venezia

Annalisa Cuzzocrea su Repubblica di oggi ci racconta che Felice Casson, candidato sindaco a Venezia, e il MoVimento 5 Stelle sono alle prove tecniche di avvicinamento, dopo i vari appelli di Travaglio e Imposimato. Scrive il quotidiano che i grillini vorrebbero proporre cinque punti ai candidati sindaci e vedere chi li vuole sottoscrivere, e non sembrano attirati dal candidato della destra:

E però,è un fatto che un ex magistrato come Felice Casson non sia affatto inviso al mondo grillino. Che invece guarda con sospetto allo sfidante Luigi Brugnaro: «È un mini Berlusconi che si proclama renziano – così lo descrive Davide Scano, il candidato sindaco del Movimento in laguna – che alla fine si è tirato dietro Forza Italia e Ncd al primo turno, e ora la Lega e Fratelli d’Italia». Così, la linea decisa dai 5 stelle locali è stata quella di presentare 5 punti concreti di programma chiedendo ai candidati di sposarli, in parte o in toto.
«A quel punto i nostri elettori si faranno un’idea». Punti che – dall’alleggerimento della macchina comunale al divieto delle grandinavi di passare in laguna – Felice Casson dice a Repubblica di voler accettare senza distinguo: «Domani manderò un’e mail scritta ai consiglieri per confermare la mia adesione. Si tratta di punti molto articolati tecnicamente, ma gran parte delle questioni che pongono erano già nel mio programma. Del resto, a parte il candidato sindaco, sento la base dei 5 stelle molto vicina. E mi hanno fatto piacere gli appelli a mio favore di persone come Stefano Rodotà e Ferdinando Imposimato, i loro candidati alla presidenza della Repubblica. Siccome io li rispetto, non mi metto a chiedere accordi. Quei punti, però, li faccio miei».

La strada dell’apparentamento però sembra sbarrata:

«A chi oggi ci vuole tirare per la giacchetta- spiega Scano – dico che se i veneziani volevano rovesciare il tavolo dovevano votare noi, e non darci solo il 12 per cento. Venezia poteva essere un’altra Parma. È un comune che per colpa del Pd locale ha un miliardo e mezzo di debiti, 200 milioni di derivati, 10mila dipendenti tra comuni e partecipate.Lo scandalo Mose è solo la punta dell’iceberg di un sistema che è prosperato all’ombra del clientelismo». Del resto, spiega Scano, «anche Brugnaro ha detto di voler accettare alcuni dei nostri punti. Nontutti, ma noi siamo soddisfatti perché, ancor prima di entrare in Consiglio, portiamo a casa qualcosa».