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Così il M5S Roma chiude i nasoni e apre alle casette dell'acqua a pagamento

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A Roma sta per iniziare la guerra dell’acqua? Non proprio, o meglio: è questione di punti di vista. Da una parte Acea ha deciso di chiudere i nasoni per ridurre lo spreco d’acqua potabile. Una misura inizialmente contestata dai 5 Stelle ma successivamente avallata anche dalla sindaca Virginia Raggi. E così al ritmo di 30 al giorno le storiche fontanelle verranno “temporaneamente” chiuse. Alla fine ne rimarranno attive poco più di un’ottantina, quelle nelle zone a maggior afflusso turistico. La procedura è appena agli inizi che ecco che si apre un nuovo fronte caldo: quello delle casette dell’acqua.

Che fine ha fatto la battaglia del 5 Stelle per l’acqua pubblica?

Mentre i romani rimarranno senza fontanelle pubbliche nei mesi più caldi dell’anno alcuni consiglieri pentastellati hanno presentato una mozione in campidoglio per concordare con il gestore del servizio idrico integrato “la possibilità che le case dell’acqua già installate sul territorio comunale eroghino il servizio di acqua refrigerata naturale e frizzante con pagamento immediato”. L’obiettivo dichiarato, spiega la consigliera Annalisa Bernabei è quello di “eliminare la quota di manutenzione e copertura delle spese di acqua e fornitura elettrica ora addebitate sia a Roma Capitale che inserite in tariffa alla cittadinanza”.

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Credits: Poeti der Trullo


L’installazione delle casette ha un costo per la cittadinanza (circa 30 mila euro) al quale vanno aggiunte le spese per la manutenzione e la fornitura dell’acqua e dell’energia elettrica. Il Comune – e quindi i cittadini – non può farsi carico della spesa, come del resto accade in altre parti d’Italia.La mossa del MoVimento 5 Stelle non è però piaciuta ai romani. Il motivo è proprio la concomitanza con la decisione di procedere alla chiusura dei nasoni. Da un lato – dicono alcuni – la sindaca toglie l’acqua pubblica ai romani dall’altro mette un servizio a pagamento. Come se non bastassero i camion bar che già vendono bottigliette d’acqua a peso d’oro.
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Se da un lato è corretto che a pagare per le casette siano gli utilizzatori del servizio e non tutti i romani non è altrettanto chiudere le fontanelle pubbliche e quindi di fatto spingere parte della cittadinanza verso il nuovo servizio a pagamento. Certo, le casette non son tante quante i nasoni quindi non si può parlare di vera e propria concorrenza. Sono infatti 60 (più una ventina in corso di apertura) le casette dell’acqua di Acea sul territorio comunale. Contro gli oltre duemilacinquecento nasoni che zampillano in giro per la città. Per ogni nasone il Comune paga ad Acea un forfait annuale di circa tremila euro. Anche le normali fontanelle quindi sono nella bolletta di tutti i romani, anche di chi non le utilizza.

La battaglia del M5S su Acea Ato 2

La questione dell’acqua pubblica a Roma è una delle spine nel fianco dell’amministrazione pentastellata. Si va dai ripetuti sgomberi dei comitati dell’acqua pubblica che avevano sede al Rialto, per i quali il Comune non ha ancora trovato una sistemazione fino alla “guerra” della Raggi e del M5S ad Acea. Non è un mistero che nel MoVimento ci sia chi vuole che Acea  Ato 2 diventi tutta pubblica. È il caso della deputata romana Federica Daga che ha chiesto che Acea Ato 2 – la controllata di Acea Spa  che gestisce il servizio idrico nella Capitale – torni completamente pubblica. Al momento Acea Spa è detenuta al 52% dal Comune di Roma mentre il restante 49% è suddiviso tra Suez Italia (23,3%), Gruppo Caltagirone (5%) e una serie di piccoli azionisti che detengono il 20,7% delle azioni. La controllata del servizio idrico invece per il 96,46% è di proprietà di Acea mentre il restante 3,54% è del Comune di Roma
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L’obiettivo della proposta dell’onorevole Daga è quello di consentire alla società idrica di reinvestire gli utili per fare investimenti e migliorare il servizio. Anche questa operazione però ha un costo per i romani: la riacquisizione di Acea Ato 2 costerebbe infatti 84 milioni di euro.
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Nel frattempo il PD attacca frontalmente la Raggi accusandola di aver fatto un passo indietro da quando in campagna elettorale aveva dichiarato durante un confronto su Sky che “con l’acqua non si devono fare profitti“. Per il consigliere capitolino del Pd, Giulio Pelonzi, il M5S ha sposato il business dell’hi tech a pagamento. Ma è molto più probabile che il 5 Stelle, una volta al governo, abbia semplicemente scoperto che le cose sono molto più complicate da risolvere di come aveva raccontato prima delle elezioni. Ed è molto più conveniente giocare la carta della mala gestione dei “15 anni precedenti”. Come al solito.