Economia

Quando Virginia Raggi voleva fare guerra ad ACEA

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Oggi l’assessore alle Municipalizzate di Roma Capitale Massimo Colomban ha rilasciato una nota stampa per smentire un articolo del Messaggero che parlava di un supermanager da nominare per coordinare le attività delle società municipalizzate del Comune. «In merito alle notizie giornalistiche circa la nomina di un cosiddetto supermanager al comando delle partecipate di Roma Capitale, si precisa che l’amministrazione capitolina non ha alcuna intenzione di nominare alcun organo extraziendale che governi le municipalizzate. L’ipotesi a cui si sta attualmente lavorando è invece una strategia per attuare sinergie virtuose tra le principali aziende della città e migliorare i servizi riducendone i costi».

Quando Virginia Raggi voleva fare guerra ad ACEA

Fin qui nulla di nuovo. Ma la parte interessante della nota è quando Colomban parla di ACEA: «Ancora più priva di fondamento è la sintesi giornalistica se riferita ad Acea. Acea è una società quotata in Borsa e come tale soggetta a regole che ne tutelano l’indipendenza. Acea peraltro è il fiore all’occhiello di Roma e non necessita di alcuna supervisione. Anzi il know how industriale di Acea deve essere utilizzato in maniera sinergica con le altre principali aziende capitoline per fare efficienza, ridurre sprechi ed elevare la qualità dei servizi per i romani». Quanto dice Colomban è importante alla luce di quanto affermato da Virginia Raggi in campagna elettorale. Nel marzo scorso infatti la sindaca, parlando a Sky Tg 24, tra l’altro annunciava l’intenzione di cambiare i vertici dell’azienda in caso di vittoria: «Dobbiamo valutare come agire sul versante Acea: una cosa che faremo di sicuro è cambiare il management». La frase provocò un attacco del Messaggero, che accusò (fantasiosamente) la sindaca di aver provocato il crollo in Borsa della multiutility romana.

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L’articolo del Messaggero su Virginia Raggi e l’Acea (24 marzo 2016)

Ma la Raggi all’epoca non si fece intimidire. Anzi: su Facebook, con molta convinzione, ci spiegava che voleva cambiare il management perché «il cda, che coordina gli affari privati della multi-servizi, è composto da un’accozzaglia di nomi in gran parte scelti proprio da Caltagirone con il lasciapassare del suo caro amico Matteo Renzi». E, a parte la piccola confusione tra membri del consiglio d’amministrazione e dirigenti d’azienda, la Raggi ribadiva le sue idee sull’azienda: «Da diversi anni la mission del cda di Acea è solo una: avviare piani di speculazione finanziaria sulle spalle dei romani, peraltro in palese violazione del referendum sull’acqua pubblica votato nel 2011». O tempora, o mores!
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Quando Virginia Raggi annunciava che avrebbe cambiato il management di ACEA

Il dietrofront e la campagna elettorale

Poi successe evidentemente qualcosa. Virginia Raggi confermò i vertici delle municipalizzate romane: «Sul fronte delle aziende municipalizzate chi ha avuto responsabilità è giusto che le porti fino a conclusione», scrisse dopo i risultati del ballottaggio. Sul fronte ACEA a luglio chiese di vedere i curriculum dei nominati in azienda pochi giorni prima delle elezione, ma in nome della trasparenza quanno ce pare poi non se ne seppe più nulla. Si tornò a parlare poi degli impianti della multiutility romana quando la sindaca e Paola Muraro annunciarono un piano per portare i rifiuti di Roma fuori del Lazio: anche di quel progetto non si seppe più nulla, mentre la Raggi incassò un rinvio dell’incremento delle tariffe che però, come precisò l’azienda, non avrebbe cambiato granché, visto che la dilazione sarebbe stata concessa «a fronte del riconoscimento di un onere finanziario di mercato a compensazione della dilazione».

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Il comunicato stampa di Acea (fonte)

Oggi Colomban spiega che «Acea è una società quotata in Borsa e come tale soggetta a regole che ne tutelano l’indipendenza. Acea peraltro è il fiore all’occhiello di Roma e non necessita di alcuna supervisione». E viene da sorridere a pensare a quando Virginia Raggi voleva dichiarare guerra ad Acea. Vi ricordate? Era durante la campagna elettorale.