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Il paradosso di CasaPound: i fascisti che non possono fare il saluto romano a Piazza San Giovanni

di stefano casapound san giovanni 19 ottobre saluto romano - 4

Domani CasaPound ha deciso di andare in piazza con Salvini e la Lega. L’ex ministro dell’Interno ha fatto sapere ieri che la manifestazione è aperta a tutti e che «questo giochino della piazza dei fascisti ormai fa ridere e non ci crede più nessuno». Nel dubbio però questa mattina il capogruppo del Carroccio alla Camera Roberto Molinari ha messo in chiaro le cose e alcune basilari norme di comportamento. Una su tutte? Questa: «Certo che il saluto romano, in piazza domani, non è gradito».

Simone Di Stefano e il divieto di fare il saluto romano domani in piazza San Giovanni

Ora noi sappiamo che quelli di CasaPound sono i fascisti del Terzo Millennio, anzi «solo fascisti» come ha detto Gianluca Iannone nel 2015 durante una manifestazione della Lega e del Movimento Sovranità. E sapete qual è il motto dei fascisti? Obbedisco. E forse è solo un caso che qualche ora dopo Simone Di Stefano di CasaPound abbia comunicato ai suoi che domani in piazza certe cose non le vuole vedere. «È sicuro: se qualche mentecatto domani farà il saluto romano in piazza non sarà certo un militante di CasaPound». Insomma, evitiamo di farci riconoscere come al solito. Poi magari qualcuno lo farà lo stesso; e ovviamente ci vorrà poco a scoprire se l’eventuale malcapitato dovesse essere di CasaPound o meno. A quel punto sai le risate?

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Perché per Di Stefano il problema non è tanto il saluto romano (fascista) quanto il fatto che quei cattivoni dei giornalisti possano magari raccontare che alla manifestazione della Lega c’erano i fascisti che facevano il saluto romano. Ma indovinate un po’, quelli di CasaPound il saluto romano non lo fanno (o non lo faranno) domani perché per loro «è un gesto sacro da rivolgere solo ai caduti». Insomma si fa sì, ma solo per onorare un camerata che è morto, mica perché è il gesto distintivo dei fascisti.

Quando CasaPound faceva il saluto romano alle manifestazioni della Lega

«Chi lo fa in piazza ad una manifestazione di centrodestra è una scimmia mitomane al servizio dei media», sentenzia Di Stefano. E chissà se stava pensando a quelli che avevano fatto il saluto romano in piazza nel febbraio 2015 in occasione della manifestazione di Noi con Salvini, Lega e Sovranità, il movimento politico nato da un’idea di Salvini e CasaPound per il quale proprio Di Stefano venne candidato alla Presidenza della Regione Abruzzo.

In quell’occasione non risulta ci siano stati omaggi ai “caduti”. Eppure qualcuno lo ha fatto. Anzi furono intervistate persone che non si nascondevano certo e dicevano di essere orgogliosamente sovraniste. E non risulta nemmeno Di Stefano abbia bacchettato quelli che lo facevano. E non era certo la prima volta che succedeva anche in assenza di cadaveri illustri da commemorare. Il divieto a fare il saluto romano ricorda un po’ quello impartito ai militanti di rivolgere la parola ai giornalisti e di rispondere alle loro domande. E sì, è successo pure questo.

Un anno prima, a Milano, sempre in occasione di una manifestazione della Lega (ma allora è un vizio) per la “sovranità” con tanto di bandiere europee con barrate con una X rossa ci furono altri saluti romani. Forse quelli però erano giustificati perché le braccia tese scattarono al momento dell’inno nazionale. Inno di Mameli eh, mica quello dell’Italia fascista. E non si capisce proprio come mai Di Stefano, che giusto due anni fa non aveva alcuna remora a definirsi fascista, oggi abbia così tanti scrupoli a farlo vedere in piazza. Non è che forse essere fascisti senza farsi notare, magari stando in  un angolo con il bandierone, dà meno fastidio a Salvini? Perché sinceramente tutta questa sacralità nel braccio teso facciamo davvero fatica a vederla.

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