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I Casaleggio e la bufala dei troll del PD

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Il troll logora chi non se lo può permettere. Ma soprattutto il troll logora chi non lo capisce. Ieri il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha parlato della bufala dei tremila dirigenti licenziati a Torino dalla Sindaca del M5S Chiara Appendino. Per Renzi è la dimostrazione che esistono persone pagate per far circolare notizie false. Il che è un errore perché la pagina che ha diffuso è una nota pagina di troll che prende in giro un certo modo di fare annunci nel mondo pentastellato.

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Chiara Appendino e la bufala dei 3mila dirigenti inutili citata da Renzi in Direzione PD

I Casaleggio e la bufala dei troll del PD

Dal momento che Renzi per spiegare il successo di bufale del genere ha citato una frase (“ciò che è virale è vero“) attribuendola a Gianroberto Casaleggio a stretto giro di posta è arrivata la replica del figlio del fondatore del Movimento, Davide Casaleggio, che ha spiegato che il padre non aveva mai detto una cosa del genere. Si tratta di un concetto più ampio estrapolato da un’intervista del 2014 dove Casaleggio (padre) aveva parlato dei troll pagati dal PD per influenzare il dibattito in Rete:

Esistono gruppi pagati dai partiti per diffondere messaggi virali contro me e Grillo. È la stessa accusa che molti rivolgono a voi. Ma noi non abbiamo bisogno di farlo, perché i nostri messaggi sono virali di per sé, dunque veri, e si diffondono da soli. Quelli degli altri, palesemente falsi, hanno bisogno di un supporto di truppe àscare, pagate magari 5 euro al giorno

Si tratta per la verità di un’idea, quella dei troll pagati dal PD, che Grillo aveva avuto già il 24 marzo del 2013 quando aveva pubblicato il suo famoso post dal titolo “Schizzi di merda digitali”. Si era in quel delicato periodo di questa legislatura appena successivo al rifiuto di Grillo di trovare un accordo per formare un governo con Bersani. All’epoca l’anonimo estensore dei post del blog di Grillo scrisse:

Da mesi orde di trolls, di fake, di multinick scrivono con regolarità dai due ai tremila commenti al giorno sul blog. Qualcuno evidentemente li paga per spammare dalla mattina alla sera.

Successivamente Grillo pubblicò sul blog un “prontuario anti-troll” concepito da un attivista
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Chi paga i troll del PD?

Ma qualche giorno prima (17 marzo 2013) del post sugli schizzi di merda di Grillo era arrivato il post di Francesco Lanza dove veniva intervistato un “troll pentito” del PD. Post che ovviamente era una colossale presa per il culo di tutte le teorie complottiste su troll pagati dalla Kas$ta per avere la meglio in Rete. Eppure in molti ci sono cascati, dall’onorevole Vito Crimi (M5S)
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All’onorevole Giulia Di Vita (M5S) e da tanti altri grillini di spicco
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Perché forse non è vero che Gianroberto Casaleggio ha detto che “ciò che è virale è vero” ma è anche vero che in quell’intervista ha detto che “i messaggi virali di per sé” sono veri. Ma anche volendo andare a leggere il libro di aforismi consigliato dal figlio Davide (compra il DVD!1) troviamo una frase come questa: “in Rete ognuno può scrivere quello che vuole. Se il suo messaggio non è documentato ma campato in aria, sarà depotenziato dalla Rete stessa” che se confrontata con la bufala dei troll del PD che ha continuato a diffondersi senza prove e anche quando il suo autore è venuto allo scoperto dimostra quanto poco abbia capito l’Internet Casaleggio. Del resto anche quando Grillo parlava dei tremila commenti al giorno scritti dai fake multinick non è che ha documentato la sua affermazione. Ma Grillo e Casaleggio non sono certo i soli a ritenere che esistano i troll pagati, ci sono pure Renzi e L’Unità. Il risultato? I troll sono costretti a lavorare #ovviamentegratis nel disinteresse più completo delle associazioni sindacali, è un scandalo!1

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