Politica

Carola Rackete al parlamento europeo: «Dove eravate quando chiedevamo aiuto?»

La Capitana della Sea Watch nell’audizione all’Eurocamera nel giorno del sesto anniversario della strage in morirono 668 migranti a largo delle coste di Lampedusa

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Dopo l’episodio della Seawatch3 “ho ottenuto attenzione dalle istituzioni, ma dove eravate quando abbiamo chiesto aiuto?”: la comandante della Sea Watch Carola Rackete ha esordito così nell’audizione all’Eurocamera nel giorno del sesto anniversario della strage in morirono 668 migranti a largo delle coste di Lampedusa.  “L’unica risposta che ho avuto allora è stata da Tripoli, dove non potevo andare. In Europa, la culla dei diritti, nessun governo voleva 53 migranti. È stata una vergogna. Le istituzioni mi hanno attaccata – aggiunge -. Sono stata lasciata sola. I governi hanno eretto muri, come se sulla nave ci fosse la peste”.

L’intervento di Carola Rackete al parlamento europeo

“Il Mediterraneo centrale si sta trasformando in un cimitero, mentre l’omissione di soccorso e i respingimenti per procura sono diventati una pratica istituzionalizzata, il dovere di salvare è stato criminalizzato”, ha aggiunto Rackete, “Non ho salvato la vita di migranti o rifugiati, ho salvato vite umane. Questo è ciò che la legge del mare mi dice di fare come capitana: portare le persone in pericolo in mare in un porto sicuro, indipendentemente da razza, classe o sesso”. Al termine del suo intervento al Parlamento europeo la comandante della Sea Watch Carola Rackete è stata salutata da una standing ovation. Un lungo applauso, con molti eurodeputati che si sono alzati in piedi in segno di apprezzamento per le parole espresse.

Rackete ha parlato anche della sua situazione giudiziaria: “Mentre parlo sono sottoposta a due inchieste penali in Italia per aver salvato vite in mare. Non sono preoccupata perché le mie azioni sono giustificate dalla legge e dalla moralità, e come difensore dei diritti umani. Quello che mi preoccupa è che da allora la Seawatch3 è sotto sequestro in porto”. “Dopo il mio arresto, il magistrato di Agrigento ha dichiarato che io avevo seguito l’obbligo di ricerca e salvataggio e quanto fatto era in conformità del diritto del mare”, ha aggiunto la comandante della Sea Watch. E ancora: “Credo che sia stato delineato che le operazioni di ricerca e soccorso rientrano nel diritto internazionale. Non so come l’Italia abbia approvato una legge che non rispetta il diritto internazionale e del mare”.

Carola Rackete, l’Italia e la Libia

“Mi fa piacere che siate molti a essere preoccupati delle torture in Libia. Ovviamente non sappiamo qual è la storia delle persone che salviamo. Se ci preoccupiamo della tortura in Libia, l’Ue deve porre fine a qualsiasi cooperazione, poiché sappiamo che lì vi sono violazioni dei diritti umani”, ha aggiunto.  Parlando poi del regolamento europeo e degli accordi internazionali sui migranti: “Il nostro caso come quello di altre ong sottolinea la necessità di affrontare la situazione dei salvataggi in mare a livello europeo, che non può essere lasciata a negoziati ad hoc”. E anche “un meccanismo di ricollocamenti temporaneo, focalizzato sui rimpatri piuttosto che sull’accoglienza non è una soluzione realistica”.

E ancora: “La riforma del regolamento di Dublino è attesa da tempo, ma la soluzione è la creazione di canali legali verso l’Europa”. L’audizione della capitana di Sea Watch 3, Carola Rackete, davanti alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (Libe) del Parlamento europeo, si e’ conclusa con un lungo applauso degli eurodeputati, molti di cui in piedi. “Questo applauso finale molto lungo e’ simbolo del nostro apprezzamento degli sforzi che lei ha svolto. Si e’ impegnata personalmente in modo incredibile e per questo la ringraziamo”, ha commentato il presidente della commissione, Juan Fernando Lopez Aguilar.

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