Economia

Carige, salvataggio a rischio stop

La proposta arrivata dalla Cassa Centrale Banca, il pivot industriale dell’operazione, sarebbe stata giudicata irricevibile dal Fondo Interbancario

banca carige

Il salvataggio di Carige è a rischio stop. La proposta arrivata dalla Cassa Centrale Banca, il pivot industriale dell’operazione, sarebbe stata infatti giudicata irricevibile dal Fondo Interbancario per la lunga serie di condizioni poste. Spiega oggi Il Sole 24 Ore che ieri si sono riuniti a seguire il consiglio dello schema volontario e il comitato del Fondo obbligatorio. Il rafforzamento di capitale di Carige sarà pari a 200 milioni di euro cui vanno aggiunti i 200 milioni del bond convertibile coperti da Mediocredito Centrale e Credito sportivo, che ieri ha tenuto un Cda informativo. Nel dettaglio ai 313 milioni della conversione andranno aggiunti circa 150 milioni riservati agli attuali soci come i Malacalza. Allo schema obbligatorio del Fondo toccherà un impegno di poco meno di 170 milioni che potrebbero aumentare in caso di mancata sottoscrizione da parte dei soci Carige. Ma il nodo maggiore ancora da sciogliere è appunto quello di Cassa Centrale Banca,che stamattina riunirà il suo cda:

Quest’ultima avrebbe ridotto il suo impegno di equity da 70o a 65 milioni, ma è interessata anche al bond subordinato T2 di Carige che vorrebbe sottoscrivere per 100 milioni. Tuttavia tra le richieste di Ccb allo Schema del Fondo c’è quella di una call con una finestra molto lunga (a quattro anni) per rilevare la quota di capitale Carige in mano allo Schema e un forte sconto (del 90%) al momento del passaggio: proposta che non è piaciuta alle altre banche Italiane e che secondo fonti finanziarie dovrà essere migliorata.

Nel frattempo, in vista della nuova ricapitalizzazione (se arriverà), a quanto risulta, i commissari di Carige avrebbero avviato, tramite un soggetto specializzato, un check sugli immobili. Questi avrebbero un valore, a libro, di circa 700 milioni. Valore che sarebbe notevolmente superiore a quello di mercato. Potrebbe, quindi, affacciarsi la possibilità che i vertici dell’istituto genovese, decidano una svalutazione degli immobili in questione, per portarli a un valore più contenuto.

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Il piano per salvare Carige (Il Sole 24 Ore, 12 luglio 2019)

Scrive La Stampa che tra le condizioni poste c’è la richiesta di uno sconto del 90% sull’opzione call per rilevare le quote del Fondo e la possibilità di esercitarla a 4 anni, un arco di tempo troppo lungo per l’Interbancario che invece vorrebbe uscire da Carige entro massimo un anno e mezzo. Con l’aggiunta che il Fitd dovrebbe farsi carico nel frattempo dei fabbisogni di capitale.

Il Fondo formalizzerà al cda di oggi di Ccb che le richieste pervenute – tra cui figurano la garanzia sull’inoptato degli attuali soci da parte del Fitd, prerogative sulla governance, la garanzia di un accordo con i sindacati – non sono accettabili. Nel caso in cui la holding del credito cooperativo non dovesse rivedere le sue posizioni, il Fitd, riferisce l’Ansa, «potrebbe procedere al salvataggio di Carige da solo».

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