Economia

I nuovi soci privati di Carige

Il Corriere della Sera scrive oggi che l’ipotesi cui si lavora è che possano investire 50-80 milioni nella ricapitalizzazione da 900 milioni tra equity (circa 700) e bond subordinati (circa 200)

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Per Carige è scattata la caccia ai nuovi soci privati. Il Corriere della Sera scrive oggi che l’ipotesi cui si lavora è che possano investire 50-80 milioni nella ricapitalizzazione da 900 milioni tra equity (circa 700) e bond subordinati (circa 200).

In particolare un family office e un grande gruppo industriale, uno dei quali di Genova, starebbero valutando l’ingresso nel capitale accanto allo Schema Volontario (che deve convertire 318 milioni di bond), a Cassa Centrale Banca, accreditata di un cip da 90 milioni, e ai soci attuali (come Malacalza, che ha il 27,5% e non si è ancora pronunciato). II Fitd obbligatorio opererebbe come garante del capitale non coperto. Le banche pubbliche Mediocredito Centrale (Mcc) e Credito Sportivo sono gli investitori in bond.

I nuovi soggetti privati potrebbero prendere eventualmente una parte di bond. È circolato il nome di Antonio Gozzi (Duferco ed ex presidente di Federacciai) ma lo stesso imprenditore ha smentito al Corriere ogni contatto o interesse. Entro la settimana dovrebbero tenersi i board di Ccb per votare l’operazione. Martedl 23 i soci dello Schema devono approvare la conversione dei bond. I commissari Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener hanno tempo fino al 25 luglio per un piano da portare in Bce.

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Il piano per salvare Carige (Il Sole 24 Ore, 12 luglio 2019)

Il Messaggero invece ricorda che la manovra di rafforzamento a 900 milioni è la prima delle quattro gambe del nuovo piano. La seconda è l’azione di derisking attraverso due operazione entrambe con Sga: la prima salita a 2,5 miliardi, la seconda di cartolarizzazione sintetica di 1,5 miliardi ed entrambe portano a una copertura media dei crediti residui tra il 45-50%. L’azione drastica abbassa l’indice deteriorati/impieghi (Npe lordo) dal 22 al 3,5% entro il 2020, stabilizzandolo al 4% nell’arco di piano. La pulizia dell’attivo avrà effetti anche sull’indice patrimoniale Cet1 dove la Bce sarebbe intervenuta con la revisione dello Srep e l’innalzamento dell’asticella, rendendo necessaria una manovra più corposa: nel 2019 il Cet1 sale al 15%, attestandosi al 13,5% nel 2020 e al 13% nel 2023. Per quanto riguarda il conto economico, la pulizia dei conti provoca una perdita 2019 di 750-800 milioni con una coda di altri 100 milioni nel 2020 con il pareggio nel 2021 e il ritorno al profitto nel 2022 (25 milioni) e 100 milioni nel 2023. Sui risultati pesa il taglio dei costi. La riduzione di personale potrebbe attestarsi a circa 1500 unità di cui 1325 Fte con risparmi annui di 70 milione a regime più altri tagli di spese amministrative di oltre 60 milioni. Infine l’ultima gamba del piano è il revamping commerciale per riprendersi i clienti persi, più sviluppo e l’apporto del Tltro 3.

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