Economia

Fitd, Credito Sportivo e Mediocredito per Carige

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Il piano per la messa in sicurezza di Carige prevede una compartecipazione di privati (le stesse banche italiane, raccolte tra Fitd e Schema volontario) e soggetti pubblici, tra cui potrebbero rientrare Mediocredito Centrale, Banca del Mezzogiorno e a, quanto risulta al Sole 24 Ore, anche il Credito Sportivo. Un intervento misto che, nelle intenzioni di chi è al lavoro sul dossier, eviterebbe alla banca ligure di finire in ricapitalizzazione precauzionale o liquidazione coatta. Il quotidiano di Confindustria illustra oggi il piano in un articolo a firma di Luca Davi:

Per rimettere in carreggiata Carige si rende necessaria la copertura di un fabbisogno compreso tra 700 e 800 milioni circa: cifra che permetterebbe alla banca ligure, oggi in condizione di fragilità e per questo marcata stretta da Bce, di puntellare il patrimonio, di liberarsi dell’intero fardello di crediti deteriorati (oltre 3 miliardi, che verrebbero ceduti a Sga) e di tornare a camminare sulle proprie gambe.

Resta da capire quale sia la struttura finanziaria dell’operazione, che è ancora da definire nel dettaglio. Gli advisor sono al lavoro sul tema, ma è possibile che l’ammontare venga coperto da una componente cash a cui potrebbe abbinarsi l’emissione di debito subordinato. Pivot dell’operazione, come detto, sarebbe l’intero sistema delle banche italiane. Nei piani in discussione, lo Schema volontario convertirebbe in capitale circa 315 milioni del bond subordinato detenuto oggi, cifra a cui aggiungerebbe un ulteriore esborso – tramite il Fitd, che ha la potenza di fuoco sufficiente – di circa 200 milioni.

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I numeri di Carige (Il Sole 24 Ore, 5 maggio 2019)

Due enti pubblici si muoveranno:

Si guarda in particolare a due enti economici pubblici, che sono già stati sondati dal Tesoro: MedioCredito-Banca del Mezzogiorno e Credito Sportivo. Il primo soggetto sta analizzando il dossier in queste ore per definire l’impegno potenziale. Che sarebbe comunque limitato a non oltre il 25% del patrimonio (quota massima investibile in un solo asset), e quindi non oltre i 50-60 milioni, cifra eventualmente elevabile se si trattasse di debito.

Della partita potrebbe essere però anche il Credito Sportivo, banca controllata dal Mef con una quota diretta dell’80%. L’istituto è una realtà in salute, dotata di un patrimonio di circa 800 milioni di euro. A quanto risulta, l’istituto sarebbe pronto a valutare il dossier, pur nel rispetto delle finalità specifiche della banca e della bontà del progetto industriale che sarà proposto.

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