Economia

Repubblica e il buco nascosto di Carige

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Affari & Finanza dedica alla vicenda il servizio di copertina del numero in edicola domani gratuitamente assieme al quotidiano: dalla ricostruzioni effettuate è infatti emerso che Carige ha firmato alcuni contratti con diverse istituzioni finanziarie che, ora, possono esigere dalla banca una somma che può arrivare fino a 239 milioni di euro. Racconta oggi Repubblica:

Si tratta di una serie di penali che in parte sono già scattate, in parte matureranno nei confronti di quattro soggetti: la compagnia di assicurazioni Amissima, la società londinese Chenavari, il Credito Fondiario e la società di pagamenti Nexi. Questa circostanza va messa in qualche modo in relazione con l’escalation di piani di ricapitalizzazione che si sono susseguiti negli ultimi sette mesi e con richieste di risorse crescenti. E per una banca ancora in piena tempesta, un’altra, Mps torna alla ribalta per il balzo del 60% del valore del suo titolo in Borsa.

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Il piano per salvare Carige (Il Sole 24 Ore, 12 luglio 2019)

Il risanamento sta andando avanti ma è più probabile che il rimbalzo della quotazione abbia a che fare con il fatto che entro l’autunno il ministero dell’Economia dovrà rivelare le sue intenzioni sulla quota di controllo. Sul fronte dei conti pubblici si sta facendo sempre più chiaro che per varare la flat tax voluta dalla Lega l’unica soluzione , senza intaccare il welfare, è di puntare sull’Iva. E ancora, il punto sulla lentezza della giustizia: ci sono 3,4 milioni di cause ferme nei tribunali italiani. Nei primi gradi di giudizio la velocità degli iter è aumentata e ora il nodo è nella Cassazione.

EDIT: “La definizione di ‘buco’ è del tutto pretestuosa e gravemente fuorviante e dannosa in quanto si tratta di clausole inserite all’interno di contratti avviati nelle precedenti gestioni precommissariali e approvati dagli organi amministrativi della Banca”. E’ Banca Carige a precisarlo in relazione ad un articolo di stampa pubblicato in data odierna su un primario quotidiano nazionale, nel “contestare la ricostruzione parziale, lacunosa e fuorviante”. “La possibilità di esercitare il diritto di recesso da contratti che Carige ha stipulato con provider esterni è -precisa la banca nella nota- una facoltà esclusivamente spettante a Carige e non, come affermato nell’articolo, un effetto che Carige subirebbe in modo automatico per decisione delle controparti”. Nella precisazione si sottolinea inoltre che “alcuni contratti citati nell’articolo sono già in avanzata fase di rinegoziazione per volere dei Commissari. Ciò rende non attuale il contenuto dell’articolo. L’articolo non considera l’effetto reinternalizzazione di tali contratti: se Carige dovesse decidere di esercitare il diritto di recesso per ‘uscire’ da questi contratti si riapproprierebbe, parallelamente, dei relativi ricavi. Detti ricavi progressivamente andrebbero a compensare il costo derivante dal recesso. Infine, tutti i contratti citati nell’articolo sono stati esaminati e valutati nell’ambito delle due diligence effettuate dai vari soggetti che hanno mostrato interesse nei confronti dell’Istituto, inclusi quelli che stanno ancora esaminando il dossier nell’ambito dell’operazione di business combination in corso”. “Alla luce di quanto esposto i Commissari di Carige hanno dato ai propri legali mandato per valutare una azione legale nei confronti del quotidiano e dell’autore dell’articolo per tutelare la reputazione della banca, dei suoi clienti e dei suoi azionisti” continua la nota. Infine, la banca segnala “che l’aumento del fabbisogno patrimoniale rispetto a quello stimato a fine 2018 e a inizio del 2019 non è dovuto a circostanze sopravvenute non note allora ma è attribuibile in larga parte all’aggiornamento degli obiettivi di derisking (target Npe ratio dal 22% originario a un obiettivo fra 0 e 5%) e di Total Capital ratio (al 15,3% al 2020 contro l’originario 13,75%) e ad altre componenti già illustrate al mercato a febbraio 2019”.

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