Economia

Carige, il bond e la conversione condizionata

Al momento non è chiaro a quali condizioni finanziarie la conversione verrebbe effettuata, visto che l’aumento è tutto da definire

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A pochi giorni dalla scadenza del 25 luglio posta dalla Bce, si lavora al maxi-piano per il salvataggio di Carige da 90o milioni di euro. Le banche aderenti allo Schema volontario potrebbero dare mandato al Consiglio di convertire in capitale Carige il bond subordinato da 315 milioni, condizionandone la conversione alla presentazione successiva del piano. Scrive oggi Il Sole 24 Ore:

A quanto risulta al Sole 240re, in assenza di ulteriori novità, le banche aderenti allo Schema potrebbero dare mandato al Consiglio di provvedere alla conversione in capitale di Carige del bond subordinato da 315 milioni. Ma condizionandone la conversione alla presentazione successiva di un piano (e della partecipazione di altri soggetti), che al momento non è ancora stata formalizzata. Come dire: sì alla conversione, ma che si faccia quando tutti gli aderenti al progetto Carige saranno noti e si sarà definitivamente chiarito l’apporto di tutti i soggetti coinvolti nel maxi- rafforzamento da 900 milioni.

Una mossa inevitabile, quella dello Schema, anche perché al momento non è chiaro a quali condizioni finanziarie la conversione verrebbe effettuata, visto che l’aumento è tutto da definire. Per lo stesso motivo, anche il Fitd non ha ancora convocato l’assemblea: non essendo definito l’ammontare dell’esborso, che a seconda del coinvolgimento degli altri attori può oscillare tra i 90 e 320 milioni di euro circa, anche il Fondo obbligatorio rimane alla finestra. Il ruolo del Fitd rimane fondamentale nel quadro di un aumento complessivo da 700 milioni, a cui si aggiungono 200 milioni di bond Tier 2 che dovrebbero essere spartiti tra Credito Sportivo, Mediocredito e mercato.

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I numeri di Carige (Il Sole 24 Ore, 5 maggio 2019)

Insomma, dalle banche arriva una disponibilità piena ad agire per salvare Carige.

Ma nel frattempo si attendono riscontri dagli altri attori della pièce genovese. A partire dalla famiglia Malacalza: pur esprimendo chiaro apprezzamento per una soluzione industriale (che sarebbe rappresentata dall’ingresso nel capitale da Cassa Centrale Banca), gli imprenditori liguri al momento non hanno ancora dato alcun appoggio formale all’operazione. Eppure il via libera alla ricapitalizzazione in assemblea da parte del primo azionista della banca rimane la pre-condizione affinchè il maxi piano prenda forma. In assenza del placet di Malacalza, per la banca ligure, già commissariata da Bce, si aprirebbero scenari critici, liquidazione in primis.

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