Opinioni

Camerati che litigano all'ombra di Giorgia

La candidatura di Giorgia Meloni è la pietra dello scandalo nella Roma “nera”. E se i mille pezzi del centrodestra si sono ricomposti con il ritiro di Guido Bertolaso e l’appoggio di Forza Italia ad Alfio Marchini, non altrettanto si può dire dell’estrema destra romana che non ha visto con favore la discesa in campo di Giorgia, effettuata “a tradimento” (ovvero, com’è normale che sia, senza chiedere il permesso a nessuno dei vecchi colonnelli) e senza cercare convergenze con le altre anime “nere” della Capitale. Loro oggi non ci stanno, e si arrabbiano ancora di più quando la Meloni, riciclando una vecchia battuta di Massimo D’Alema, li chiama generali (o colonnelli, come nella tradizione di Alleanza Nazionale) senza truppe, ovvero senza voti, che vorrebbero fermare l’astro nascente. Gianluca Roselli sul Fatto Quotidiano riporta queste critiche e il derby che si gioca tra Rampelli e Augello anche in questa tornata elettorale romana:

“Giorgia ha il coraggio di andarein giro a dire che non mi conosce”, dice Alemanno. “È una ragazzina che si è montata la testa”, attacca Fini. “Sta facendo la valletta di Salvini”, sussurra Gasparri. “Io ho fatto il ministro per un anno, lei per quattro”, rilancia Storace. Tutti a dipingerla, nel migliore dei casi, come “furba e arrogante”. Lei, la Meloni, fa spallucce e li bolla come “un esercito di generali senza truppe”, se ne frega e tira dritto insieme ai suoi fidi scudieri Ignazio La Russa (è quello che ci è rimasto più male per lo “sparigliamento” di Berlusconi) e Fabio Rampelli. Ecco, Rampelli.
La partita romana si gioca anche sull’eterna battaglia tra quest’ultimo e il rivale di sempre Andrea Augello che, dopo un percorso tormentato che l’ha visto transitare anche in Ncd, si è messo in proprio e appoggia Marchini. “Gabbiani” contro augelliani è una disfida antica che si perde negli anni d’oro della destra laziale, combattuta dai municipi capitolini fino al più sperduto comune del frusinate. Eccezion fatta per Latina, che era terra del “Ciarra”, inteso come Ciarrapico. Infine, outsiders, ancor più a destra, il fascio 2.0 Simone Di Stefano di Casa Pound, che un anno fa stava con Salvini e Meloni, e quello d’antan Alfredo Iorio.

roma fascista
Insomma, prima del derby tra i grandi partiti a Roma c’è la disputa tra quel che resta dell’estrema destra, tra reazionari, nostalgici del Fascismo e futuristi. Tutti contro Giorgia oggi che lei va a pescare proprio nell’elettorato a loro tradizionalmente vicino. E mentre c’è chi pensa che la partita romana serva a Giorgia solo per pubblicizzare la sua leadership a livello nazionale, come già fece quel Gianfranco Fini che non a caso è tra quelli che la criticano per questo, il dato di fatto è che in caso di approdo al secondo turno questi voti, pochi ma significativi, potrebbero invece dover convergere, politicamente parlando, proprio sul partitino della Meloni. Che rischia così anche di fare piazza pulita alla sua destra anche se lei continua a dire di sentirsi lontana dai nostalgici del fascismo. Eia, eia, quaquaraquà.
EDIT: nell’articolo era stata attribuita ad Alfredo Iorio la militanza in Fiamma Tricolore, risultata errata. Ci scusiamo con gli interessati.