Fact checking

È meglio che Calenda continui a essere un meme invece che dare dei fascisti ai Wu Ming

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Carlo Calenda! Due parole che seminano il terrore tra le fila dei populisti. Carlo Calenda! Il nome che fa tremare Salvini e Di Maio. Carlo Calenda! Il futuro del centrosinistra italiano. Questo e tanto altro ancora è l’ex ministro dello Sviluppo Economico. O almeno questo è quello che raccontano quelli che lo portano in trionfo qualsiasi cosa dica o faccia. O per essere più precisi: qualsiasi cosa twitti.

La disfida di Calenda

Come e perché Calenda sia diventato la figura più rappresentativa – almeno a livello mediatico – del centro-sinistra italiano non è dato di saperlo. Non è certo per l’incessante produzione di manifesti (in fondo Marx ed Engels se ne fecero bastare uno solo). Probabilmente pesa il fatto che con la scomparsa di Renzi nel PD non si sia più trovata una figura di riferimento. Chi di meglio allora di Calenda,  uno che nel 2013 si candidò con Scelta Civica (il partito di Mario Monti) e non venne eletto? A parte le blastate sui social ultimamente Calenda – che è candidato alle Europee con il PD – si diverte ad andarsene in giro a sfidare gli avversari ad un confronto.

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Da un lato è interessante perché sembra quello che vuole andare a stanare l’avversario. Dall’altro Calenda sa benissimo che un Salvini a caso non accetterebbe mai di far salire Calenda sul palco a parlare di Europa. È la classica win win situation. Eppure qualcuno ha iniziato a muovere critiche a questa “innovativa” strategia. Lo hanno fatto i Wu Ming (il collettivo di scrittori bolognesi) che su Twitter sono stati protagonisti di una accesa querelle con il Nostro.

Quel gran democratico di Carlo Calenda

Tutto nasce con un Tweet che ricorda all’elettorato di sinistra di come Calenda fosse al governo con Minniti. Secondo i Wu Ming sono state le politiche del governo precedente su immigrazione e sicurezza a spalancare le porte alla destra sovranista di Salvini. Il problema, come fa notare la Rete Antifascista di Pavia che ha organizzato una contestazione nei confronti dell’ex ministro dell’Interno, è che il centrosinistra rivendica il successo delle misure messe in campo da Minniti che hanno portato ad una riduzione del numero degli sbarchi. Il che è la stessa cosa che fa Salvini.

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Calenda è proprio uno di quelli che rivendicano il successo di Minniti nel ridurre gli sbarchi. A quel punto verrebbe spontaneo chiedersi come mai se quando a dirlo è Salvini che parla di Porti Chiusi allora è razzismo mentre se invece a farlo è un sincero democratico che ha ottenuto quel risultato con il codice di condotta delle Ong e trattando con i sedicenti governi libici allora è un grande risultato per i migranti. In entrambi i modi il risultato è che è sempre più difficile salvare vite umane nel Mediterraneo.

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Qualcuno ha chiesto ai Wu Ming di chiederne conto direttamente a Calenda. La risposta è di quelle tipiche – almeno per chi li conosce – sapessi quanto ce ne fotte a noi che ci risponda. Perché? Perché da qualche giorno Calenda aveva preso di mira la “sinistra” che metteva i simboli prima dei contenuti. Attaccando direttamente i Wu Ming. Che però proprio sui contenuti criticavano il precedente Governo e proprio Calenda che qualche mese fa aveva usato gli stessi toni di Salvini e di Grillo parlando di invasione e tirando fuori la storia che in Europa tutta l’Africa non ci sta.

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Calenda allora aveva giocato la carta del “confronto” che già tante soddisfazioni gli aveva dato quando aveva fatto lo stesso invito a Salvini. Il contesto qui è differente perché mentre Salvini ha fatto finta di non sapere della sfida i Wu Ming sono più diretti: sapessi quanto ce ne fotte a noi. Tanto più che il ministro invita i Wu Ming a leggersi Orizzonti selvaggi, che non è il titolo di un western ma il suo libro.

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Il povero Calenda è dispiaciuto, non se l’aspettava proprio (come del resto non si aspettava un invito ad un dibattito per il motivo già spiegato qui sopra). Ed ecco che parte a spiegare la sua idea di democrazia: tutti dovrebbero accettare i confronti. E poi arriva l’accusa: «Il fascismo è prima di tutti intolleranza e violenza verbale. Voi siete fascisti inconsapevoli».

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Il giochino si è rotto. E nemmeno dare dei fascisti a quelli che liberamente si rifiutano di parlare con te non è una grande trovata. Perché non c’è nulla di fascista nel dire che non si vuole partecipare ad un dibattito. In primo luogo perché non impedisce all’interlocutore di dibattere con chi vuole né lo si riduce al silenzio con la propria assenza. In secondo luogo perché il fascismo fortunatamente è un’altra cosa. E ce ne vuole per accusare i Wu Ming di essere fascisti, consapevolmente o meno.

Quando Calenda era una pagina di meme

Non c’è nessun obbligo che imponga a degli scrittori di partecipare ad un dibattito con un politico. E anche se volessimo considerare Calenda come uno scrittore (di manifesti) non c’è nessun obbligo nemmeno ad un confronto tra scrittori. La verità è che la strategia social di Calenda funziona bene (quanto lo vedremo alle urne) nel momento in cui si scontra con personaggi come Salvini e sovranisti vari. Ma quando Calenda cerca di allargarsi a sinistra, un terreno che decisamente non gli è congeniale, per distribuire patenti “di sinistra” non funziona.  In quel caso sembra tanto quel famoso amico di destra che tutti abbiamo che ci spiega come essere di sinistra. Come è che gli altri lo sanno sempre meglio?

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Infine un piccolo aneddoto sul mago della comunicazione social “di sinistra” (sperando non se ne abbia male se lo riteniamo tale, in fondo vogliamo essere inclusivi). A quanto pare la pagina Facebook ufficiale di Calenda fino a qualche tempo fa si chiamava Carlo Calenda padre fondatore della Terza Repubblica ed era una pagina di meme. Solo dopo le elezioni è diventata una pagina di “sostenitori” di Calenda ed infine è passata di mano a Calenda che ne ha fatto la sua piattaforma social. Ovviamente la ragione è che la fan base della pagina faceva comodo per non partire da zero. Ma la dice lunga su un politico che invece che farsi da solo usa questi trucchetti (leciti per carità).

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