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Il PD senza soldi e Calenda che li raccoglie con il simbolo dei Dem

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calenda renzi

Giovanna Vitale su Repubblica racconta oggi i conti del Partito Democratico: le casse sono in sofferenza. Le ultime elezioni hanno dimezzato il numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali, e con loro i contributi dovuti da ciascun eletto, spesso oltretutto in ritardo o inevasi. I versamenti del 2 per mille languono, a fronte dell’attivismo finanziario di alcuni iscritti, vedi alla voce Carlo Calenda, che continuano a raccogliere fondi per le loro iniziative politiche anziché dirottarli sul partito. Il trasloco rischierebbe di trasformarsi perciò in una spesa aggiuntiva. E di rivelarsi poco conveniente sotto ogni profilo, rispetto ai propositi iniziali del segretario.

Il problema è che nell’ultimo anno pieno di finanziamento pubblico, progressivamente ridotto fino all’azzeramento avvenuto nel 2017, il Pd ha incassato 40 milioni. Che i circa 7 arrivati dal 2 per mille nel 2018, ovvero il contributo volontario che ogni cittadino può versare ai partiti, non riescono in nessun modo a compensare. Se poi a ostacolare i flussi di cassa ci si mettono pure le fondazioni personali (come quella di Renzi, Open, ormai chiusa) e le iniziative politiche di questo o quel parlamentare, il quadro diventa ancora più fosco.

carlo calenda enrico

Non è un caso che al Nazareno non sia piaciuto apprendere che Carlo Calenda continua a incassare, attraverso il sito aperto prima delle europee, contribuzioni volontarie per il suo manifesto confluito poi nel Pd. Per di più pubblicizzandolo proprio col logo dei Democratici. Spiega infatti Zanda: «Mi sono arrivate delle segnalazioni che voglio controllare perché effettivamente “Siamo europei” è cosa diversa dal Pd e il simbolo del Pd per raccogliere fondi lo può usare solo il Pd».

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