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«Se caschi in una buca che il Comune non ha riparato è solo colpa tua»

virginia raggi buche roma

Se caschi e ti fai male in una buca che il Comune non ha riparato è colpa tua e i danni te li paghi tu. Nella memoria difensiva spedita dagli avvocati del Campidoglio, «in persona del sindaco», al Tribunale civile, dove il prossimo 22 gennaio entrerà nel vivo la class action avviata dal Codacons per difendere i cittadini incidentati per le voragini c’è scritto davvero che non è colpa del Campidoglio e che la sicurezza non è un diritto di chi paga le tasse. Buono a sapersi, no?

«Se caschi in una buca che il Comune non ha riparato è solo colpa tua»

«L’utente danneggiato», si sostiene nel documento consegnato ai giudici, dovrebbe «percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo», considerato che «l’insidia stradale», secondo il Comune, può «essere superata con l’adozione di normali cautele». Insomma, se la buca, quasi mai segnalata, fa strage di semiassi e cerchi, per l’Avvocatura capitolina la colpa potrebbe essere del conducente spensierato e va quindi «considerata l’efficienza del comportamento imprudente»di chi si trova alla guida. Le buche, si legge in un altro passaggio, altro non sarebbero che «cose inerti» e per questo va valutato addirittura il «concorso colposo» dell’automobilista sinistrato, una sua possibile«condotta negligente».

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Ora, a parte che se c’è una “cosa inerte” in Campidoglio questa è proprio la Giunta Raggi, sarebbe interessante sapere se gli avvocati pensano che il ragionamento fatto per le buche valga anche per l’amministrazione. Infatti il Codacons nella memoria ricorda che proprio la «sicurezza stradale», testuale, era un pilastro del programma con cui il Movimento 5 Stelle ha sbancato le elezioni comunali del 2016. Tra le varie promesse, c’era l’impegno a mettere riparo «alla pessima qualità di strade e segnaletica». Eppure secondo l’Avvocatura del Campidoglio, quelle promesse, non hanno valore, almeno nelle cause. E in effetti per ora tutte le promesse elettorali del M5S Roma non hanno avuto alcun valore, quindi, la presa di posizione dei togati è coerente con l’amministrazione inerte di Virginia Raggi.

La cosa più inerte di Roma è la Giunta Raggi

Sergio Rizzo su Repubblica nota che le frasi dell’Avvocatura sono un insulto all’intelligenza dei cittadini, visto che nel frattempo il Comune arriva al punto di invocare l’intervento dell’Esercito per una situazione che dovrebbe essere emergenziale:

E non soltanto per l’oggettiva difficile situazione ereditata da questa amministrazione, ma per la sua conclamata e clamorosa incapacità ad affrontare il problema dopo aver tagliato il traguardo della metà del mandato: i due anni e mezzo di permanenza di Virginia Raggi al Campidoglio sono passati, ed è tutto come prima. In qualche caso, come in quello delle voragini nelle strade, anche peggio. Arriviamo perfino a comprendere che in questo stato confusionale il Comune si possa attaccare a tutto pur di evitare migliaia di cause di risarcimento per i danni ai veicoli e alle persone.

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Sono stati già sperimentati nei mesi passati alcuni trucchi singolari, per esempio quello di imporre limiti di velocità di 30 chilometri orari su assi di grande scorrimento come la via Salaria o la Cristoforo Colombo proprio per ribaltare sugli automobilisti la responsabilità degli ammortizzatori sfasciati e degli incidenti, ben sapendo che su quelle strade è oggettivamente impossibile rispettarli. Ma adesso, con questa ultima levata d’ingegno, e dopo aver chiesto addirittura di pulire la città (!) ai romani che pagano la tassa sui rifiuti più alta d’Europa, si è passato davvero il segno.

La Giunta che non fa i lavori e poi dà la colpa agli altri

Ma c’è anche dell’altro. Ovvero una corposa delibera di 14 pagine firmata dal presidente dell’Authority Anticorruzione Raffaele Cantone che esprime un giudizio severo sul modo con cui la giunta Raggi gestisce un problema enorme, quello delle opere pubbliche nei nuovi quartieri bloccate e quindi non utilizzate anche per mancanza di collaudo da parte del Comune. Ne scrive oggi il Corriere Roma:

Decine di milioni di euro di lavori, sparsi in tante zone di espansione edilizia (Ponte Mammolo, Casal Bertone, Colle Fiorito, Pietralata, Bufalotta, Palmarola-Selva Candida,Valle Aurelia,ecc.).Fogne, strade, illuminazione pubblica,piazze, giardini, marciapiedi, mercati, asili e tutto quello che i costruttori privati realizzano «a scomputo» delle concessioni edificatorie.

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Si tratta di una procedura consolidata, che nasce dalla legge Bucalossi (1977), e che permette uno sviluppo equilibrato in periferia sollevando il Comune da costosi interventi diretti. L’Autorità nazionale anticorruzione «ravvisa da parte del Comune di Roma – si legge nel documento – il non pieno rispetto dei principi di efficienza, efficacia ed economicità nelle modalità gestori e riferite alle suddette convenzioni urbanistiche (riguardanti l’urbanizzazione primaria e secondaria,ndr) e dalle relative tempistiche»…«con notevole sforamento dei tempi previsti e la conseguente non fruibilità delle relative opere da parte della comunità…».

La delibera ordina che i risultati dell’inchiesta condotta dall’Autorità vengano passati alla Corte dei Conti per una verifica del danno erariale e delle responsabilità contabili. Ma il punto è che l’amministrazione rallenta il percorso delle opere pubbliche. La Giunta Raggi è inerte. Come le buche.

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