Economia

Bruxelles vuole commissariare l'Italia, l'opposizione sta con la Trojka

juncker contro renzi

Ormai non si riesce a star dietro agli attacchi quotidiani di Bruxelles e Berlino nei confronti del governo italiano. L’ultimo oggi, per bocca del capogruppo dei popolari Manfred Weber, secondo il quale Renzi minerebbe la credibilità dell’Europa e favorirebbe così i populismi. La bordata di Weber arriva dopo una sequela di attacchi al governo italiano portati avanti dal presidente della Commissione Jean Claude Juncker, che ha accusato Renzi di prendersi meriti non suoi sulla “flessibilità” e si è lamentato di non trovare nel governo un interlocutore sui dossier più importanti, affiancato dal commissario Moscovici, per il quale l’Italia ha avuto “più di tutti” in termini di flessibilità di bilancio e quindi deve smetterla di lamentarsi. Nella polemica si intrecciano vari argomenti: la mancata solidarietà europea sulla gestione dei rifugiati lamentata da Renzi (ma, a dire il vero, anche da Juncker), l’incredibile apertura di credito dell’UE alla Turchia con tanto di lauti finanziamenti per affrontare l’immigrazione, la defenestrazione dell’unico funzionario italiano alla presidenza della Commissione, il doppio gioco della Germania (e di Bruxelles) contro la Russia che da un lato fa saltare il gasdotto South stream e dall’altro vara con Putin il raddoppio di North stream, ma soprattutto le questioni economiche: austerità e crisi bancaria prima di tutto.

Renzi stretto tra banche e austerità

Renzi si sta progressivamente accorgendo che la sua ambizione politica ha davanti un muro rappresentato dall’austerità. La flessibilità sinora concessa è troppo poca per dispiegare effetti significativi anche se, va detto ad onor del vero, Renzi ha fatto di tutto per sprecarla buttando decine di miliardi in bonus (gli 80 euro, la riduzione del carico fiscale sui neoassunti) invece che puntare sugli investimenti. Nel mentre, le riforme strutturali non stanno dando grandi risultati, come era ovvio aspettarsi. Ma il bubbone più immediato è rappresentato dalla crisi delle banche che ha trovato nel bail-in delle quattro popolari un semplice assaggio. Non è un mistero per nessuno che la situazione è pesante, con 350 miliardi di crediti deteriorati, cioè di mutui e altri prestiti che gli istituti non riescono a farsi rimborsare. A Roma si piange sul latte versato, ricordando che tutti gli altri hanno salvato le proprie banche marce, mentre l’Italia ora ha le mani legate. Le banche italiane ogni giorno perdono qualcosa in borsa. I clienti di quelle più piccole non si fidano più, mentre arrivano lettere della BCE anche alle più grandi come Unicredit. Poco importano le rassicurazioni ufficiali: “ordinaria amministrazione”, dicono dalla BCE. Il sistema bancario italiano è seduto su una bomba pronta ad esplodere ed anche se non esploderà, comunque i crediti deteriorati sono un ulteriore freno all’erogazione di nuovo credito. E Renzi non può farci nulla. Gozi, il suo braccio destro per l’Europa, promette una grande offensiva contro l’austerità. Lo stesso Renzi fa sapere che non mollerà, che l’Italia non va con il cappello in mano e vuole farsi rispettare. Ma se hai le banche a rischio sei già con il cappello in mano di fronte alla Trojka. E l’idea che la Francia possa essere della partita contro la Germania sembra già sfumata. Hollande ha annunciato una serie di misure contro la disoccupazione: sono tutte supply side.

mps carige banche malate tempesta bancaria 1
Le sofferenze delle banche italiane (Corriere della Sera, 19 dicembre 2016)

Bruxelles si frega le mani, l’opposizione sta con la Trojka

A Bruxelles invece si ride sotto i baffi. Se qualcuno si è chiesto perché l’UE ha messo il freno al progetto di bad bank avanzato dal governo italiano, oggi ha la risposta davanti agli occhi: in Europa si sono messi in testa di commissariare l’Italia. Lo schema è la classica pentola a pressione: lasciare che la situazione si incancrenisca, che la pressione salga, e intervenire un attimo prima che tutto salti per aria sfasciando l’euro. Per ora non c’è ancora un’alternativa a Renzi, ma il problema del regime change è secondario: a Merkel e Juncker basterà ricordare a Renzi la capitolazione di Tsipras, alla quale peraltro lo stesso premier italiano ha contribuito schierandosi con Bruxelles e Berlino. Non si tratta, sia chiaro, di complotti orditi in qualche segreta stanza del famigerato Bilderberg: questa è la dinamica consolidata della politica in Europa. Nel mentre, va registrato l’atteggiamento ignobile dell’opposizione. Pochi tweet bastano a descrivere la situazione. Forza Italia si schiera direttamente con Juncker, forse per vendicarsi dell’appoggio del PD alla defenestrazione di Berlusconi nel 2011:
renzi-brunetta
I Cinque Stelle non sono da meno: “Abbiamo appreso che ritiene Renzi e il suo Governo interlocutori inadeguati per Bruxelles. Per noi del M5S questa non è una novità – dice l’eurodeputata M5S Laura Ferrara, rivolgendosi a Juncker – È da tempo che denunciamo la mancanza di adeguatezza e di credibilità di un Governo, peraltro, non eletto dai cittadini e dunque incapace di rappresentarne le necessità, a livello nazionale e a livello europeo. Solo, ci meravigliamo di come la Commissione se ne accorga solo ora”. Il riflessivo Salvini fa l’equidistante: Renzi e Juncker vadano a farsi fottere entrambi:
renzi-salvini
Lo diciamo noi che su questo giornale critichiamo ogni giorno il premier, le sue politiche, le sue buffonate, i suoi voltafaccia: di fronte ad attacchi senza precedenti come quelli di questi giorni, la reazione di un’opposizione matura dovrebbe essere quella di difendere il governo, soprattutto se l’attacco viene da chi ha un chiarissimo scopo, quello di mettere sotto tutela, ancora una volta, il paese. Noticina per i Cinque Stelle: Renzi non l’avrà eletto nessuno ma è il capo del maggiore partito italiano. L’alternativa è avere un commissiario in stile Monti. Scegliete.

La mossa del cavallo

Per quanto detto gli spazi di manovra politica per Renzi sono pochi. Ma non sono nulli. Il premier italiano deve sperare che in Spagna si formi un governo progressista con PSOE e Podemos. In tal modo potrà contare su un appoggio di un paese significativo dell’eurozona, perché certo Grecia e Portogallo non bastano. Hollande si troverà dall’altra parte, schierato con Merkel, almeno finché non si renderà conto che se l’Italia fallisce, la prima a venire giù è la sua Francia. Il premier dovrebbe anche mettere in conto di arrivare ad uno scontro frontale con Bruxelles nei prossimi mesi. In ogni caso non sarebbe facile, e il pericolo di essere stretto nella morsa dell’asfissia monetaria è concreto, soprattutto se l’Italia dovesse essere costretta a ricorrere alla liquidità di emergenza della BCE. Ma l’Italia, val la pena ricordarlo, non è la Grecia, e non c’è dubbio che se qualcuno mettesse in dubbio la futura presenza del nostro paese nell’area euro, la moneta unica avrebbe i giorni contati. Renzi sarà abbastanza coraggioso per giocare questa partita? Non sappiamo dirlo. Certo è che se non lo fa, la sua carriera politica finisce qui. C’è da sperare che l’ambizione politica dell’ex sindaco di Firenze lo spinga a fare ciò che è giusto.