Economia

Brexit, il prezzo per l’Italia

brexit italia

Milena Gabanelli e Giuditta Marvelli sul Corriere della Sera riepilogano oggi il prezzo della Brexit per l’Italia, ovvero le conseguenze dirette e indirette per il Belpaese dell’addio del Regno Unito all’Unione Europea senza accordi. Le prime ripercussioni saranno sul bilancio UE visto che UK è il secondo contributore netto: il «buco» lasciato da Londra dovrà essere chiuso: o riducendo il valore complessivo del bilancio o distribuendo i maggiori oneri fra chi resta. Tutti quindi «avranno un po’ di meno e dovranno dare di più», ha detto Banca d’Italia in un’audizione alla Camera. Se questo sarà il criterio, all’Italia toccherà un versamento aggiuntivo di 1,2 miliardi.

Poi ci sono le esportazioni italiane verso la Gran Bretagna, che ammontano a 23,1 miliardi di euro l’anno, mentre le nostre importazioni dal Regno Unito ne valgono 11,4. E qui la tagliola dei dazi, che allunga i tempi e alza i prezzi, potrebbe scattare dopo un anno dal divorzio. Nel caso di vini e formaggi si parla anche del 32-35%. Una bottiglia da 30 euro, insomma, dopo aver pagato il dazio, a Londra ne costerebbe 40.

brexit prezzo italia
Brexit, il prezzo da pagare per l’Italia (Corriere della Sera, 15 aprile 2019)

E nel conto vanno 92 banche, 111 gestori di fondi, 280 istituti di pagamento, 105 istituti di moneta elettronica e 53 compagnie assicurative, che perderanno il diritto ad operare in Italia. Infine, viaggiare e studiare in Inghilterra diventerà più costoso. Dopo la Brexit ci vorrà il passaporto, costo 116 euro, oggi basta la carta d’identità. Diventerà più caro l’uso del telefonino: il roaming gratuito vale solo nei Paesi Ue. Più care le tasse universitarie. Dai dati Miur il 42% degli studenti italiani che mira ad atenei stranieri sceglie la Gran Bretagna. L’anno prossimo finirà il regime che concede agli studenti europei di pagare una retta non superiore a 9.250 sterline l’anno.

Leggi anche: Di Maio si accorge improvvisamente che i porti chiusi di Salvini non vanno