Economia

Il boom del lavoro? Non è per i giovani

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Ieri sono arrivati i primi dati positivi sul lavoro da quando i giallo-verdi sono al governo. L’ISTAT ha certificato che a maggio il tasso di occupazione è ai massimi dal 1977: il 59% della popolazione in età di lavoro. Gli occupati sono 67 mila in più rispetto ad aprile, 125 mila in più in confronto all’ultimo trimestre e 92 mila in più sull’anno precedente. Aumentano i dipendenti a termine (più 13 mila in un anno), e ancora di più quelli a tempo indeterminato (27 mila).

Il boom del lavoro? Non è per i giovani

La disoccupazione, per la prima volta dal 2012, scende sotto la soglia del 10% (9,9), e quella giovanile al 30,5, contro il 31,1 di aprile, anche se gli under 25 che escono dalla disoccupazione non trovano lavoro e diventano addirittura inattivi. Ma non è tutto oro quello che luccica. Anzi, a ben vedere si tratta di un’illusione ottica. Il Fatto Quotidiano, giornale non certo ostile al M5S, lo spiega in un articolo a firma di Roberto Rotunno: il nostro mercato del lavoro, infatti, non ha ancora raggiunto lo stato di salute vissuto prima della crisi del 2008. Molti dei posti che abbiamo in questi anni recuperato sono solo part time, spesso involontari, e quindi non permettono di avere uno stipendio dignitoso. Insomma,rispetto a prima abbiamo oggi più persone occupate ma meno ore lavorate: ecco perché i record mostrati dall’istituto di statistica rischiano di innescare un entusiasmo esagerato.

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I dati su occupati e disoccupati (Corriere della Sera, 2 luglio 2019)

Ma davvero questo si può definire il più bel momento della nostra storia? Non proprio. In effetti, a maggio si contano 23 milioni e 384 mila occupati, il numero più alto di sempre su base mensile. Ma a fare la differenza sono le ore lavorate: su queste, il dato più aggiornato dell’Istat è del primo trimestre del 2019, ma è difficile che nel trimestre successivo si possano compiere passi da gigante.

Nel periodo gennaio-marzo 2019 il contatore segna 10 miliardi e 994 milioni di ore. Andando molti passi indietro, fino al primo trimestre del 2008, si scopre che in quel periodo le ore di attività sono state ben 11,5 miliardi. In pratica, allora c’era no grossomodo 300 mila occupati in meno ma oltre mezzo miliardo di ore lavorate in più. Il motivo è che, prima della recessione, i posti di lavoro si concentravano nell’industria, quindi erano più solidi. Ora invece sono stati travasati nei servizi, dove il ricorso ai contratti brevi è più frequente ed è facile restare povero pur avendo un’occupazione perché spesso questa tiene impegnati per poco.

Cosa sta accadendo nel mercato del lavoro?

Cosa sta accadendo allora nel mercato del lavoro? Dario Di Vico sul Corriere della Sera spiega che il Decreto Dignità riesce a spingere i datori di lavoro a formalizzare una quota di stabilizzazione per la prima fascia di precari, quelli evidentemente giudicati indispensabili. Ma c’è un però: questa stabilizzazione si scarica sulla fascia immediatamente sottostante, dove con tutta probabilità la tendenza principale è quella di una forte rotazione.

Il saldo è leggermente positivo ma l’elemento peculiare è dato dalle sliding doors, precari che escono e precari che entrano. Analizzando i dati del lavoro autonomo si può pensare che l’aumento sia un effetto della mini flat tax che dovrebbe aver spinto giovani e non giovani all’apertura di nuove partite Iva. Per saperlo con ragionevole certezza dovremo aspettare i dati del Mef ricavati dai registri fiscali dell’Agenzia delle Entrate. Un’osservazione che ha un peso molto rilevante è quella che riguarda la «vittoria» degli ultra 50enni.

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Occupati e disoccupati (La Repubblica, 2 luglio 2019)

Non è un risultato dovuto alla politica (ovvero a questo o a quel provvedimento di questo o quel governo) ma è il mercato che sembra indirizzarsi verso di loro, premiando forse la loro esperienza e le loro competenze e scontando invece il mismatch. Che continua ad esserci tra offerta di posti di lavoro tecnici nel manifatturiero e un sistema formativo che non li sforna nei tempi e nelle quantità necessarie. Un’ultima osservazione riguarda poi la tendenza europea. Come ha fatto notare Andrea Garnero dell’Ocse, «negli altri Paesi salvoGrecia, Spagna e Francia, si parla addirittura di piena occupazione e di un boom di posti di lavoro».

Chi lavora part time

Per questo, fa notare Marco Ruffolo su Repubblica, l’Istat considera “occupati” tutti coloro che abbiano svolto almeno un’ora di lavoro nella settimana di riferimento. Insomma, basta aver lavorato un’ora in sette giorni e sei “occupato”.

Per avere un’idea più corretta di come sta andando l’occupazione, bisogna allora tener conto di chi lavora part-time. Potrebbe essere accaduto che molte imprese, soprattutto nei servizi, abbiano assunto a tempo parziale, facendo aumentare l’occupazione, anche se l’economia nel complesso si è mossa pochissimo, anche se molti settori continuano a languire. […]

In realtà, la crescita degli occupati non è affatto omogenea per fasce di età. I giovanissimi (15-24 anni), restano al palo: crescita zero. Come si spiega allora il calo della disoccupazione giovanile? L’Istat ci dice che i 15 mila disoccupati in meno di maggio non sono stati assunti ma sono diventati “inattivi”, ossia non cercano più lavoro: fatto tutt’altro che positivo. Un modesto aumento del lavoro c’è stato tra i 25 e i 34 anni, mentre i quarantenni occupati scendono di 34 mila nel mese e di 208 mila nell’anno. Il vero boom si ha tra gli over 50: più 88 mila su aprile, più 300 mila nell’anno. Come mai? Tutti concordano sul fatto che sia il risultato dell’allungamento della vita lavorativa, che va avanti malgrado quota 100.

Insomma, i dati positivi sono il frutto di una congiuntura internazionale che vede l’Europa crescere di più dell’intera Italia. I posti di lavoro sono stati travasati nei servizi, dove il ricorso ai contratti brevi è più frequente ed è facile restare povero. E per i giovani non c’è ancora lavoro: questo è un boom per vecchi.

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